Testimonianze

L’importanza dell'amore
nelle religioni
Di Gaspare Serra (gaspare110@interfree.it)
 

 

Premessa:
Qual è la cosa più importante della nostra esistenza, la cosa per cui vale la pena vivere e verso cui indirizzare tutti i nostri sforzi? Nel film “Il senso della vita”, di Monty Python, ci si pone una domanda dallo spirito tipicamente buddhista: “C'è una vita prima della morte?”. Perché porsi quest’interrogativo è inusuale? Semplicemente perché noi ci facciamo solitamente la domanda contraria: “C’è una vita dopo della morte?”. E qual è l’importanza dell’interrogativo che ci pone “Il senso della vita”? Capire come non è possibile occuparsi del vivere se non si è fatto prima i conti con l’Amore!

Vivere è amare: viviamo perché il domani ci porti qualcuno da amare, aspettiamo il domani per trascorrerlo con la persona amata, vogliamo morire quando non ci sentiamo amati e vivremo finché avremo persone attorno che ci amano (anche semplici amici): per un essere umano, il destino peggiore è quello di vivere e morire solo, senza amare e senza essere amato! L’Amore è il legame con l’esistenza, è “l’energia della vita”: qualunque sia il nostro credo o la nostra fede -se fede vi è-, l’unica cosa cui nessuno può rinunciare e la prima cosa da ricercare nella vita è l’Amore…

L’Amore come elemento unificante di ogni religione:

Lo scrittore Henry Drummond, nel suo libro “Il Dono Supremo” (con la prefazione di Paulo Coelho), propone una semplice ma efficace lettera della prima lettera di San Paolo ai Corinzi, ricca di significato anche per chi non crede:

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’Amore -scrive paolo-, sarei come il bronzo che risuona o il cimbalo che tintinna. E se anche avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza; se anche possedessi una fede così grande da trasportare le montagne ma non avessi l’Amore, io non sarei nulla. E se anche distribuissi tutti i miei averi ai poveri e offrissi il mio corpo perché fosse bruciato, ma non avessi l’Amore, niente di tutto ciò mi gioverebbe. L’Amore è paziente, è benigno; l’Amore non arde di gelosia, non si vanagloria, non s’insuperbisce, non si comporta in maniera sconveniente, non persegue il proprio interesse, non s’indigna, non nutre alcun risentimento per il male ricevuto, non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce della verità. Tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’Amore non avrà mai fine (…). All’uomo rimangono la Fede, la Speranza e l’Amore. Questi tre. Ma quello più importante di tutti è l’Amore”. S. Paolo, nei versi citati, descrive l’Amore come un elemento fondamentale della vita ma, a sua volta, composto da molti altri elementi. “Paolo -sottolinea Drummond- ci rivela l’Arcobaleno dell’Amore, alla stessa maniera in cui un prisma di vetro attraversato da un raggio di sole ci mostra l’Arcobaleno della luce.”

Gli elementi di cui è composto l’amore possono riassumersi in nove virtù:

1-       la pazienza (“l’Amore è paziente”)

2-       la bontà (“l’Amore è benigno”). Cos’è più importante della felicità, si chiede Drummond? Solo la santità, ma poiché essa è al di fuori della nostra portata, mentre rendere felici gli altri è nelle nostre possibilità, non ci costa praticamente nulla e non è una cosa che diminuisce allorché viene data: è soltanto seminando felicità che possiamo accrescere la nostra quota!           

3-       la generosità (“l’Amore non arde di gelosia”)

4-       l’umiltà (“l’Amore non si vanagloria né si insuperbisce”). L’invidia è il sentimento più spregevole, mira sempre a distruggere ciò che gli altri fanno, anche se è una buona azione: l’unico modo per sottrarsi all’invidia è “lasciare che gli altri amino e sforzarsi di amare di più!”

5-       la gentilezza (“l’Amore non si comporta in maniera sconveniente”). Questa non è un sentimento superfluo bensì è “l’Amore che si manifesta nelle piccole cose”

6-       la dedizione (“l’Amore non persegue il proprio interesse”). Chi ama davvero non mira ad alcuna ricompensa per le proprie azioni: “si ama perché l’Amore è il Dono Supremo, e non per ottenere qualcosa in cambio: l’Amore basta a se stesso”. Afferma Paolo: “Tu ricerchi grandi cose nella vita? Ebbene non farlo”, perché non esiste grandezza nelle cose: l’unica grandezza risiede nell’Amore! “L’Amore che non cerca ricompense è capace di colmare ogni minuto dell’esistenza con la sua stessa luce(…). Non esiste felicità nell’avere e nel ricevere, ma soltanto nel dare”

7-       la tolleranza (“l’Amore non si indigna”)

8-       l’innocenza (“l’Amore non nutre alcun risentimento per il male ricevuto”)

9-       la sincerità (“l’Amore non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce della verità”).

Il concetto d’Amore descritto, allora, è rappresentato come “il summum bonum”, il “Dono Supremo”, come la forza che “vince una moltitudine di peccati” (S. Pietro): “se voi amerete, starete adempiendo la legge, anche se non ne avete coscienza(…): questa è la maniera più semplice di arrivare al Padre” (Gesù Cristo).

Come può “amare” essere il modo più semplice per raggiungere la Salvezza per i cristiani? Come può più del rispetto dei dieci comandamenti? Lo può perché -questo è il messaggio sotteso- è l’Amore a ricomprenderli tutti! Spiega Drummond: “Prendiamo un comandamento qualsiasi: non nominare il nome di Dio invano. Oseremo forse parlare superficialmente di qualcuno che amiamo?(...). L’Amore esige la nostra obbedienza a tutte le leggi di Dio(…). Quando un uomo ama, non è necessario pretendere che onori il padre e la madre o che non uccida(…): un uomo che vuole bene al suo prossimo come potrebbe derubare chi ama? E sarebbe superfluo chiedergli di non rendere falsa testimonianza(…). Così l’Amore è la regola che riassume tutte le altre regole. L’Amore è il comandamento che giustifica tutti gli altri comandamenti. L’Amore è il segreto della vita.”

Come può l’Amore essere più importante della fede? “Perché la fede è soltanto una delle strade che conducono ad un Amore ancor più grande”.

E perché l’Amore è più importante della carità? “Perché la carità è solo una delle manifestazioni dell’Amore. E il tutto è sempre più importante della singola parte(…). Anche la carità è soltanto una via che l’Amore utilizza per far sì che un uomo si avvicini al prossimo”.

Ma non solo nel vero Cristianesimo ma in ogni religione umana, in fondo, l’Amore è posto al centro di ogni cosa.

Il Dalai Lama (Tenzyn Giatso), guida spirituale del lamaismo (una delle correnti del buddhismo), nel libro “La mente illuminata” sostiene: “La nostra condizione, in quanto esseri umani, ci fa dipendere gli uni dagli altri. Siamo animali sociali e dobbiamo vivere e interagire reciprocamente. Eppure sembra che abbiamo perduto ogni sentimento di affetto e di senso di questa interdipendenza. La nostra società non considera molto l’amore(…). Con i beni materiali in cima a tutti i desideri non c’è niente da dire sull’importanza dell’amore verso i nostri simili. Mancando di un simile sentimento, incanaliamo tutte le nostre energie nell’accumulare sempre più denaro(…). In un tale contesto, il principio dell’amore verso i nostri simili diviene una moneta fuori corso. Eppure senza l’affetto e l’amore non esiste felicità all’interno della famiglia, tra le coppie e tra genitori e figli. Anche se milioni di persone possono vivere vicine, nel suo cuore ognuno si sentirà solo e abbandonato(…). La verità è che dobbiamo vivere tutti insieme in questo piccolo pianeta e, soprattutto al giorno d’oggi, dipendiamo in modo totale gli uni dagli altri (…). Eppure perseveriamo nelle nostre anguste visioni personali dominati dall’idea dell’io(…)”.

“Il motivo per cui si può affermare che tutti possediamo amore e affetto -prosegue il Dalai Lama- è che sono naturalmente parte di noi(…). Si devono incrementare questi sentimenti piuttosto che ignorarli o lasciarli morire. E’ di vitale importanza, poiché l’amore è una delle qualità essenziali della mente, qualcosa di davvero prezioso e fondamentale per l’essere umano(…). Quando un individuo mette in pratica la sua capacità di amare, la sua vita sarà eccellente e diventerà quello che definisco un vero essere umano. E’ questo il marchio di un buon essere umano, indipendentemente dal fatto che sia o meno praticante spirituale(…)”.

“Il ruolo delle religioni -insegna il Dalai Lama- è quello di portare alla luce questo potenziale (l’attitudine all’amore verso il prossimo) e di farlo crescere sempre più. Sviluppare al massimo queste meravigliose qualità naturali è la ragione per la quale ci sono così tante visioni spirituali e filosofiche(…). Questo è il vero motivo per cui ci impegniamo in una pratica spirituale: diventare un buon essere umano, una persona paziente, tollerante, altruista, compassionevole, disciplinata e soddisfatta”.

L’Amore, dunque, è l’obiettivo (ed, al tempo stesso, la speranza) comune a tutte le religioni: “mentre le tradizioni spirituali hanno diversi punti di vista e filosofie -prosegue il Dalai Lama- sotto il profilo etico dicono in pratica tutte le medesime cose(…). Quando consigliano di coltivare l’amore, la compassione, la pazienza, la serenità o l’osservanza dell’autodisciplina e dei principi etici, sembra che siano più  meno uguali(…). Le diverse religioni mondiali(…) tengono due aspetti o dimensioni: uno è quello dei punti di vista metafisici e filosofici; l’altro comprende i precetti che dobbiamo seguire per poter realizzare quei punti di vista(…). E’ solo quando si comincia a discutere a livello filosofico e teorico che emergono le diversità”.

Da ciò il Dalai Lama ricava una verità che può sconcertare agli occhi di molti religiosi: “è difficile dire che una religione sia migliore o peggiore di un’altra” poiché “ognuno di noi può dire: per me questa tradizione è la più adatta e appropriata. Per quanto vasta e profonda possa essere una religione, quando si tratta di mettere in pratica i suoi dogmi, se non si adatta alla mente dello specifico individuo(…) non sarà di alcuna utilità. Viceversa una filosofia(…) schematica ed essenziale, se però è in grado di aiutare una persona a sviluppare la propria mente, la potremo definire profonda nella misura in cui è effettivamente utile a un individuo. L’affermazione esiste solo un’unica verità è valida se rapportata a uno specifico individuo. Ma, da un punto di vista globale, dobbiamo dire che ci sono molte verità e molteplici autentici sentieri(…). Per un singolo individuo, ci può essere una sola verità. Ma guardando le cose in una prospettiva più ampia, ce ne sono molte”.

Non esiste, dunque, alcuna religione suprema: solo l’Amore lo è!

“Possiamo constatare come tutte le religioni insegnino gli stessi valori: amore,compassione, tolleranza, senso della misura, etica. Questo rappresenta il vero cuore e l’essenza della religione, che non si esaurisce nella recita delle preghiere(…). Se ci consideriamo persone di fede, dobbiamo comprendere il vero significato della religione e porre l’attenzione più sui nostri comportamenti che su preghiere e rituali(…). Tutte le differenti tradizioni religiose del mondo sono più o meno equivalenti per quanto riguarda la loro capacità di renderci buoni esseri umani(…). Le visioni filosofiche sono differenti ma queste servono per rispondere meglio a mentalità e caratteri individuali diversi. Dato che esistono così ante inclinazioni e psicologie, ognuno di noi seguirà la via più corrispondente alle proprie esigenze e natura. Da questo punto di vista, possiamo paragonare la religione alle varie medicine: mentre queste ultime hanno a che fare con le malattie fisiche, la religione cura la mente(…). I punti di vista delle filosofie variano, alcuni sono più sofisticati di altri, ma non si può dire che uno sia buono e un altro cattivo. Si tratta di fare sentire una persona a proprio agio”.

 

Una leggenda buddhista sull’Amore per riflettere…

C’era una volta un’isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: il Buon Umore, la Tristezza, il Sapere, incluso l'Amore.

Un giorno venne annunciato ai sentimenti che l’isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro barche e partirono, solo l’Amore volle aspettare fino all'ultimo momento.

Quando l’isola fu sul punto di sprofondare, l’Amore decise di chiedere aiuto.

La Ricchezza passò vicino all'Amore su una lussuosissima barca e l’Amore le disse: “Ricchezza, mi puoi portare con te?”. “Non posso, c'é molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te”.

L'Amore allora decise di chiedere all’Orgoglio, che stava passando su un magnifico vascello: 

“Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?”. “Non ti posso aiutare, Amore” -rispose l'Orgoglio- “qui é tutto perfetto, potresti rovinare la mia barca”.

Allora l’Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto: “Tristezza ti prego, lasciami venire con te”. “Oh Amore” -rispose la Tristezza- “sono così triste che ho bisogno di stare da sola”.

Anche il Buon Umore passò di fianco all’Amore, ma era così contento che non sentì che lo stava chiamando. All'improvviso, una voce disse: “Vieni Amore, ti prendo con me”. Era un vecchio che aveva parlato. L'Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia, che dimenticò di chiedere il nome al vecchio. Quando arrivarono sulla terra ferma, il vecchio se ne andò.

L'Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere: “Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?”. “E' stato il Tempo” rispose il Sapere. “Il Tempo?” -si interrogò l'Amore- “Perché mai il Tempo mi ha aiutato?”. Il Sapere pieno di saggezza rispose: “Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l'Amore sia importante nella vita”.

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P.S.: Il titolo del saggio è un naturale omaggio all'ultima splendida canzone di Franco Battiato e Carmen Consoli...

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COMMENTO di Aliberth – Ringraziamo sentitamente Gaspare Serra per averci inviato quest’altro articolo, dopo il suo precedente saggio “Il buddhismo come specchio delle potenzialità della Mente” (vedi sul sito: http://www.superzeko.net/dharma_di_aliberth_da_rivedere/articolididharma57.htm,).