Testimonianze

 

Benedetta Coerenza.

di Fabio Valis

 

Benedetta creazione

Per trent'anni ho mangiato animali,ma dicevo: “io amo gli animali” e raccoglievo firme contro la caccia. Oggi guardo chi alla mattina va in sinagoga per amare il suo Dio e per pranzo bombarda gli asili: nel rabbinismo non c'è nessun merito né tanto meno salvezza. Fossimo meno “innamorati” e più coerenti...

“In principio l'Universo era il solo Atman che guardandosi attorno non vedeva nulla all'infuori di sé. Disse per prima cosa: <Questo son io!> e da ciò nacque il primo vocabolo: Io.

Egli non provava gioia; per questo chi è solo non prova gioia. Allora desiderò un secondo e si divise in due, da ciò sorse il maschio e la femmina ed egli si congiunse con lei, la sua metà, generando le coppie di tutti i viventi, fino alle formiche.

La femmina pensò: <Come mai dopo avermi da sé generata s'unisce con me? Orsù, bisogna che io mi nasconda.> Egli fu poi conscio di ciò: <In verità io sono la creazione, perché io ho creato tutto questo universo.> Così si realizzò la creazione.” ( Libere citazioni dalla Brhadaranyaka Upanishad).

In questa provocante visione di come un Io unico, seme originario, si divise in due polarità comple-mentari per il desiderio di gioire, si rivela la testimonianza di uno dei più grandi tabù umani, quello dell'incesto. Anche il supremo cosciente divino conosce l'oscura inconsapevolezza del desiderio di riunirsi con la sua metà nell'atto dell'incesto. Così Adamo ed Eva, ed ogni coppia di creature sessuate fino alle formiche, come Dio stesso, da cui è sorta tutta la molteplicità delle forme dell'universo, conosce questo peccato. Quando poi la “donna” conscia di ciò si nasconde a chi l'ha generata, allora “egli” ritorna alla suprema consapevolezza di essere l'intera creazione, trascendendo ogni dualismo e peccato.

Cosa sai tu della creazione? Ti è sufficiente la conoscenza descrittiva della scienza contemporanea? Oppure ti avvali di una scienza sacra rivelata dal divino stesso? O reputi dubbiosa ogni consi-derazione e pertanto rinunci alla possibilità di conoscere l'originario fondamento ritenendolo tutto sommato una questione non rilevante? Magari, come i primi veggenti della foresta, lucidi e contradditori, semplici e arditi, terreni e metafisici, ti addentri nell'intima contemplazione di una verità interiore?

“Tutto l'universo era un tempo indifferenziato. Fu poi reso distinto secondo il nome e la forma con le parole: <Questi si chiama così, costui ha questa determinata forma.> E l' Atman vi è penetrato fino alla punta delle unghie, come un rasoio nascosto nel suo fodero, egli non si vede.

Soltanto parziale è la sua apparizione: quando respira si chiama respiro; quando parla, voce; quando vede, occhio; quando ode, orecchio; quando pensa, mente. Queste sono soltanto denominazioni per

le sue singole manifestazioni nelle quali solo parzialmente vi appare.

Bisogna conoscerlo sotto forma di Atman: allora tutte le varie manifestazioni si unificano.

Quello che è l'Atman dentro di noi, è la traccia che permette di giungere all'intero universo: per suo tramite infatti si conosce tutto l'universo. Come seguendo la traccia si trova ciò che si è perduto, così seguendo l'Atman si trova la chiave per sciogliere l'enigma dell'universo.

Riconoscendo ciò il saggio Vamadeva poté affermare: <Il Sole io sono stato.> Ancor oggi colui che sa di essere l'Atman invero diventa questo universo.” (Libere citazioni dalla Brhadaranyaka Upanishad).

Benedetta dissoluzione.

“Dopo un migliaio di ere segue un lungo periodo di siccità; le risorse scarseggiano e gli esseri viventi muoiono di fame… la terra è sopraffatta da fuochi distruttori… nuvole spaventose salgono alte nel cielo. Alla fine di questo periodo, gli esseri umani saranno diventati barbari e mangeranno qualsiasi tipo di carne… All’approssimarsi della fine di questa era, cesseranno le piogge e le messi non cresceranno…” (Libere citazioni dal Mahabharata).

Le unità di tempo alle quali si fa riferimento nei testi sacri della tradizione indiana in cui si parla della genesi e della dissoluzione dell’universo sono grandezze astronomiche.

L’evoluzione dell’universo è infatti misurata con la vita di Brahma che vive 100 anni, ma per il quale un suo giorno di vita corrisponde a ben 4.320 milioni di anni umani, cosicché l’intero ciclo di ogni universo durerà 311.040.000 milioni di anni ovvero 311.040 miliardi; poi ci sarà quello che viene detto “mahapralaya” grande dissoluzione universale.

Quale valore spirituale dai alla dissoluzione? Se alla fine del ciclo cosmico corrisponde pure la fine di tutti i mondi umani, e delle sfere di esistenza demoniache e divine; se tutto viene riassorbito nell'oceano indifferenziato primordiale, cosa né è dei meriti e demeriti dell' anima umana e dei suoi samskaras -attitudini e tratti caratteriali-? Cosa né è della legge del karma se ogni cosa comunque ritorna amalgamata nell'indifferenza? Cosa distinguerà il liberato e dallo sciocco?

L'esistenza è in conclusione un gioco nel quale lo stesso dharma, le stesse leggi divine come quella del karma, le stesse prescrizioni ed esperienze di bene e male, scompaiono affinché possa esserci un nuovo puro inizio cosmico e spirituale.

“Poiché Egli, prima che ogni cosa esistesse -ritornasse all' esistenza, dico io- bruciò tutti i mali.” (Brhadaranyaka Upanishad).

                                                               Fabio Valis (Scuola di meditazione Atmanyoga)