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Dario Chioli

ARUSPICINA

Poesie dei quindici anni

    

   

Sommario

1971 Luci nel chiudere gli occhi Parti pure
 

E ancoro la vita

Nessuno è più lieve
La mia mente Un angelo ateo Assalendomi il sogno

Chi al posto giusto?

La palla di luna  
Il sosia Aruspicina 1972
E giunto a casa L'orologio  
In questo piovoso infinito Dopo vanamente gridato Aprire al sole

    

   
 

La mia mente
   

Batte, ribatte,
stretta in un cunicolo senz'aria,
la mia mente senza illusioni.
  

29.IV.1971
   

   

   

Chi al posto giusto?
   

La vita va avanti,
io resto indietro:
chi al posto giusto?
    

5.V.1971
   

   

   

Il sosia
   

Forse in un sepolcro giace
un nostro sosia perduto.
   

5.VI.1971
   

   

   

E giunto a casa
   

E giunto a casa,
al termine di una vita,
mi coglierò alla finestra
a vedere un cielo non azzurro,
non sereno, non grigio,
non buio, non piovoso
né luminoso,
un cielo senza colore,
strappo lacerante
nella sua profondità.
   

11.VI.1971
   

   

   

In questo piovoso infinito
   

Perché non vi è nulla che non finisca
né nulla che non inizi,
perché non vi sono fiori senza primavere
né foglie ingiallite senza autunni,
perché anche la vita va via,
io voglio sedermi:
solo e ignoto distendermi
in questo piovoso infinito.
   

11.VI.1971
   

   

   

Luci nel chiudere gli occhi
   

Strano è vivere:
un momento fermarsi
e non ricordare cos'è.
Guardarsi intorno attoniti,
senza parola.
In un'immensa chiara eternità
non ricordare che vaghi colori
e luci nel chiudere gli occhi
e pensare.
   

11.VI.1971
   

   

   

E ancoro la vita
   

E ancoro la vita
in un lontano porto
e parto un istante
e vado ad una meta
donde non tornerò.
   

23.VI.1971
   

   

   

Un angelo ateo
   

Se parlo con ardore troppo puritano
di te, mio Signore,
mandami un angelo ateo
a ridimensionare il mio compito di uomo.
   

28.VII.1971
   

   

   

La palla di luna
   

Una sola cosa ricerco:
la palla di luna perduta
nel chiaro d'un sogno
già stato.
   

22.VIII.1971
   

   

   

Aruspicina
   

"Di che mi volete parlare,
in questa sera vuota,
fantasmi del mio tempo passato?"
    
"Dobbiamo dirti che il tempo è vicino,
prossima è l'ora che ti va inseguendo".
    
I miei fantasmi sono rimasti fermi
a fissarmi.
    
Li ho visti svanire.
    
E più non so se era un sogno
o la tremante immagine
della candela semispenta
che ci illumina il cammino.
   

23.VIII.1971
   

   

   

L'orologio
   

Tac! ha fatto una molla
cadendo nel fiume:
non sento più ticchettare
l'orologio senza ore dell'amore.
    
Qualcuno mi direbbe: "Sventurato!
Perché hai rotto l'orologio?"
ed io risponderei:
"Ho visto una volta ch'era notte tarda
(s'era spenta la luce
che illumina il viandante)
e il mio orologio segnava l'alba.
Perciò l'ho preso
e l'ho gettato nel fiume".
    
"E come hai colmato il vuoto?"
"Ho preso un più antico orologio
che segnava la notte,
ma la notte passava,
m'accorsi ch'era mattino.
E corsi al fiume
a rintracciare l'amore".
   

23.VIII.1971
   

   

   

Dopo vanamente gridato
   

Dopo vanamente gridato
e corso per nulla,
infine ci si ferma attoniti
e si invoca assai la pace,
e la candela si spegne
d'un soffio dolce.
E ci culla l'acqua eguale
di un lontano giorno
in cui ci sentimmo di nascere
e dentro sapemmo di vivere.
   

24.IX.1971
   

   

   

Parti pure
   

Se tra me dissi: ecco la vita,
se tra me dissi: tu sei vita,
non volermi male per questo guaio
che senza volere ti diedi.
Parti pure, se pure hai meta.
   

30.X.1971
   

   

    

Nessuno è più lieve
   

Mi hai raccolto in uno sguardo.
Senza parlare mi hai chiamato.
Invero posso dire che nessuno
è più lieve e forte di te.
   

30.X.1971
   

   

   

Assalendomi il sogno
   

Poiché vissi di vita eterna,
e la sentii come figlia e madre,
recando al cielo le mie speranze
e assalendomi il sogno nella sera scura,
levai le mani e volsi gli occhi in su,
parlando di Dio alle foglie ingiallite
e della morte ai bimbi ridenti
e della mia allegria
alla nebbia chiusa della mia città.
   

4.XII.1971
   

   

   

Aprire al sole
   

La mia anima emerge
dal giogo delle strade;
essa corre nei sogni sospirati,
è grande, forte, potente,
squassa le tenebre di un giorno buio,
apre al sole la mente ottenebrata,
propaga canti
e suggerisce immagini.
    
Afferrarmi non può
il cuore sudato del mondo,
né la fantasia chiusa del filosofo,
né il comune dialogo degli uomini.
    
Eppure è facile:
basta una mano innocente.
Tende il bimbo nel giorno gli occhi
a cercare il mondo:
nella sua chiara infanzia
lancia un grido e risponde.
   

12.I.1972

   

    

   

 

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