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Dario Chioli

NELLA RADICE DELL'ALBERO CHE SPLENDE

Poesie dai trentacinque ai trentotto anni

 
 
Sommario
1991 1992 D’un mare così lontano
    Senza perire
Pur sempre una lontana nobiltà Parole rare, come pietre di fiume Guarda chi va e chi viene
Dopo tutti quest’anni Lassù un Silente Sulla porta delle cose
Khaire Sophia Lode a Enigma Le vesti sono strappate
D’una fanciulla tenera la voce   Se v’hanno amici nel mondo
O tu che passi intorno a quest’altare 1993  
Parole come foglie   1994
L’amor mio è fuggito Aspirando il laurato cerchio del sole  
Ho seppellito una perla nel seno del vento Quando hai posato Sacrifica quello che eri
Viene il vento che atterra la tua casa Dono grande Dietro le mille nuvole
Nella radice dell’albero che splende Tre cose  
  Quercia d’autunno 1995
  A F.I. Attraverso l'estes'oriente
  Questo sono per te  
 
   
 

Pur sempre una lontana nobiltà

Pur sempre una lontana nobiltà,
che è faticosa da portare, affligge
la nostra mente, sicché ci neghiamo
di consentire al mentitor del mondo.
 
Rifiutiam di accettarci condannati
a tal follia, alla morte del pensiero.
Al suo trionfo non crediamo infatti
e ne attendiamo l’ultima caduta.

4.2.1991

   

   

Dopo tutti quest’anni

Vieni alla nuvola madida di pioggia,
ed aprile il tuo cuore:
ti laverà d’un balsamo chiaro.

Dopo tutti quest’anni,
dov’è la porta del mistero l’ho compreso.
Ma non è facile giungervi.

31.III.1991

   

   

Khaire Sophia

   

Veramente un giorno verremo da te,
o madre santa del mondo,
e berremo alla fonte pura delle tue mani.

O forse guardandoci l'un l'altro
(come illusi eravamo!)
a te una coppa alzeremo nel pensiero
e il riflesso di te schiarirà le nostre menti.

O qual bevanda, qual sogno!

E liberi infine ci condurremo alla terra celeste
ove nessuno giace inesausto.
e colà ci sveglieremo,
come a fianco di te per secoli
indescrivibilmente avessimo giaciuto, dormenti,
in preda all'incantesimo del vento d'occidente.

Ma noi, ecco, anche oggi,
ci alziamo sul seggio oscuro
delle nubi della nostra mente mortale
e il candido raggio di te, Sophia, santa madre,
impugnamo, in guisa d'una spada
che attenda infine la nostra ultima discesa.

Khaire Sophia

2.VI.1991

   

   

D’una fanciulla tenera la voce

D’una fanciulla tenera la voce
più non hai da gran tempo.
Non hai gli occhi lucenti del bambino
che nel vento sa il mare.
 
O mio Dio, che vasta nostalgia
per quel piccolo sogno.
Oh la mela che afferrerò d’un tratto
dietro il soffio dell’ombra.

10.XI.1991

   

   

O tu che passi intorno a quest’altare

O tu che passi intorno a quest’altare
che al Signor del deserto ho preparato,
porta il respiro d’una tua montagna,
lascia paludi e fango. Afferra il sole,
parla la lingua sua. Lascia parlare
ad altri il sogno che li può afferrare.

10.XI.1991

   

   

Parole come foglie

Parole come foglie
cadono dal cuore,
scaglie secche, fragili.

Chiudo gli occhi:
mentono
coloro che non credono alla morte.

10.XI.1991

   

   

L’amor mio è fuggito

- Quanta sabbia...
- L’amor mio è fuggito...
- Quanto dolore...
- L’amor mio è fuggito...
- Quale paura...
- L’amor mio è fuggito...
- Nessuna speranza...
- Anch’io fuggirò...

10.XI.1991

   

   

Ho seppellito una perla nel seno del vento

Ho seppellito una perla nel seno del vento.
Raccoglila, amico, sorprendila
nel suo sogno di mare.
 
Ho piantato la quercia di Dio nel segreto.
Raggiungila, amico, raccogli
la sua ghianda nera.
 
Ho gettato la fiamma del cuore nei paesi invisibili.
Afferrala, amico, divampa
d’amore invisibile il fuoco.

10.XI.1991

   

   

Viene il vento che atterra la tua casa

Viene il ladro che ruba ogni tuo avere:
o mia anima, spogliati di tutto.
 
Viene il vento che atterra la tua casa:
o mia anima, esci fuor da tutto.
 
Vien la notte che spegne la tua luce:
o mia anima, abbandona tutto.
 
Viene l’ombra, e il nemico l’accompagna:
ma tu ridendo salti fuor del mondo.
 
Vien la fine, e l’ignoto l’accompagna:
tu t’abbeveri al fonte eterno e santo.

10.XI.1991

   

   

Nella radice dell’albero che splende

Nella radice dell’albero che splende
trova la dolce camera del fuoco.
Lì in fretta muta la tua asperità
e la crudezza in più dolce natura.
 
Se lontananza mai t’afferrerà,
non ti trarrà lontano, sarai vivo,
ed alla fine dei giorni un vento forte
distruggerà gli inganni della sorte.

10.XI.1991

   

   

Parole rare, come pietre di fiume

Parole rare, come pietre di fiume
sollevate nella luce augusta del sole,
contemplate da un occhio che intende gli angeli,
parlano vicende del nostro futuro,
di come erreremo nel grande tempo,
strappato il piccolo, in estatica vittoria.

20.V.1992

   

   

Lassù un Silente

Mi son visto e camminavo,
folle cercando il piccolo,
in fuga dal grande.
Lassù un Silente
coll’esser suo irrideva.
 
Nello spazio ove cadi
nella tua morte, uccello,
porta ali chiare e il battesimo del cuore.
Lacrime sacre disciolgono le montagne,
sul vasto lago i tuoi occhi sono ali.
 
O uccello anima, le bandiere del cuore,
scosse dal tempo, cercano il tuo volo.
Uomini sacri a te di tanto in tanto
si volgono e attendono,
e un giorno parleranno.

20.V.1992

   

   

Lode a Enigma

Lode a Enigma,
soluto il quale l’uomo
esce dalle sue vesti di morte
e s’alza nel cielo puro,
dolce amoroso splendente.
 
Lode a Enigma,
chiave della porta di ferro
oltre cui si stende il giardino
e uccelli dai mille colori
s’abbeverano a fonti di luce.
 
Lode a Enigma,
vento che disperde il fumo,
ferma mano del Santo
che trattiene la verità,
arcano uccisore
dei nostri uccisori.
 
Lode a Enigma,
riposo della mente,
solo cibo che la rischiara,
solo amore che congiunge
per sempre il ventilabro e il fuoco,
la scelta e l’ardore.

20.V.1992

   

   

Aspirando il laurato cerchio del sole

Anch’oggi,
aspirando il laurato cerchio del sole interiore,
fisso lo sguardo
sulla fresca chiomata donna di stelle
che lenisce il mio cuore.
 
Anch’oggi,
avvertendo in silenzio l’incestuoso
adulterio delle forme,
poso lo specchio puro
tra le mani della fuggitiva.
 
Anch’oggi,
che sto solo come tutti,
dal diamante dell’essere
traggo in fili di luce
il serto chiaro ch’incorona il mondo.

14.2.1993

   

   

Quando hai posato

Quando hai posato le immagini
e i pensieri,
pietra lucente del deserto incantato
t’ha coperto 
il pudore di folgore dell’infinito.

14.2.1993

   

   

Dono grande

Dono grande
aver compreso una cosa.
Dono grande
se anche un amico l’ha compresa.
Dono grande
se le menti si abbracciano,
se i cuori gioiscono insieme,
se i nostri occhi splendono
mentre l’un l’altro ci guardiamo.

14.2.1993

   

   

Tre cose

Tre cose dicevi sicure.
La prima l’hai perduta per amore.
La seconda l’hai perduta per dolore.
La terza la tieni tra le mani,
fanne che vuoi. 

Io l’ho data al vento che passava,
l’ho gettata all’acqua che correva,
l’ho prestata al ladro che non torna.
Alla fine, perdendo tutto,
non ho più nulla di brutto.

14.2.1993

   

   

Quercia d’autunno

Albero forte,
quercia dell’autunno,
una donna è sorta dalle mie radici,
un serpente ha attinto dolci linfe,
un genio s’è avventato per i rami.
 
Senza muovere, assisto
a un teatro d’incanti.
Quante forme rivivono,
nel cui seno m’occulto.
 
Cerco il vuoto splendente
ond’è sorta ogni cosa.

14.2.1993

   

   

A F.I.

Non è stato facile parlarti,
però alla fine ci si riuscì.
Son passati tanti anni,
molte forme si sono spente;
anche la nostra mente
ha spento lumi troppo vecchi.
Ora anche tu ti sei spento,
preso al volo dal falco della morte.
 
Quel che fu tra noi
non esisterà più.
Quel che fu tra noi
non qui tornerà.
 
Amico mio, non è stato facile parlarti,
quando l’ultimo soffio ha lasciato
la maschera del tuo corpo.
Non è stato facile e non è facile
rimanere più soli.
Non è stato facile e non è facile
trovare il nido del falco.
 
Dovessi colà mai giungere,
cercherò un tuo segno,
ma ora prego soltanto Dio
che la tua via sia sicura.

14.2.1993

   

   

Questo sono per te

Una stella che non fu mai vista,
un’anima che non fu mai amata,
un fiore che non fu colto:
questo sono per te,
questo sono per te.

11.IV.1993

   

   

D’un mare così lontano

D’un mare così lontano
mi par talora giungere l’onda chiara.
Flusso e riflusso e increspature bianche
per entro il cuore sciacquano e risciacquano.

11.IV.1993

   

   

Senza perire

Tu di là da tutto,
o Dio, siimi notte,
dove io possa col sonno
sognarti senza morire.
 
Poi, una volta che sorto
sarò dall’oblio profondo,
che nel ricordo del sogno
ti veda senza perire.
 
Infine, poi che avrò tolto
dei rami l’ultimo fiore,
che il fior della luce sugli occhi
si posi senza ferire.

11.IV.1993

   

   

Guarda chi va e chi viene

Guarda chi va e chi viene,
o amor mio!
Guarda il vento come soffia libero,
abbraccio d’alberi e stelle.
Guarda il fiume come corre sapiente,
pei lunghi giri del suo andare perenne.
Amor mio che non sei né uomo né donna,
amor mio che non sei soffio né pensiero,
amor mio che non sei visibile né invisibile,
amor mio del nulla senza nulla,
nel teatro delle innumerevoli maschere
tu solo, inafferrabile, abiti.
Nel castello degli innumeri fantasmi
tu solo sei la natura del sé.

12.XI.1993

   

   

Sulla porta delle cose

Ecco uno sposo la cui sposa
non è ancora giunta.
Ecco un cavallo la cui bardatura
non è ancora pronta.
Ecco una prigione la cui porta di ferro
non è ancora forgiata.
Sto sulla porta delle cose,
l’occhio è sul vento.
Scorgo sui tetti delle case
strani arboscelli solitari.
Una cosa che è sempre stata
nessuno va a cercarla.
Una parola mai coperta dal silenzio
nessuno vuole ascoltarla.
Ora dico a me stesso
com’è furtiva la vita;
è quasi l’ombra di te stesso
il suo nobile segreto.
L’essere limpido giace
così vicino al tuo cuore.

12.XI.1993

   

   

Le vesti sono strappate

Le vesti sono strappate,
il cuore non è trattenuto.
La mente impazza,
è folle come la strega del passato.
Nella mia mano contemplo
l’occhio di Dio.
Nel pensiero un cavaliere di spade
tronca il capo a chiunque s’approssimi.
Nel castello delle magie
è pronto un baldacchino dorato.
Nel castello delle meraviglie
hanno imbandito un banchetto.
Cento uomini mascherati entrano,
godono e s’addormentano.
Cento uomini mascherati
giacciono incatenati.
La strega del dolore li vuole,
va da loro ridente.
Sotto le cento maschere
trova solo se stessa.
Nelle torture magiche
non rapina che se stessa.

12.XI.1993

   

   

Se v’hanno amici nel mondo

Se v’hanno amici nel mondo,
si bacino sulla bocca,
affinché la parola segreta, passando
di bocca in bocca, non esca
fuori alle orecchie dei mentitori.
Se v’hanno uomini nel mondo,
raccolgano l’un l’altro le proprie lacrime,
affinché la terra oscura di questo mondo
non sprechi il prezioso elisir.
Se v’hanno uomini che vedono Dio,
escano mascherati tra la folla,
ché questo mondo non prenda fuoco
per il sovrano splendore dell’Uno.

12.XI.1993

   

   

Sacrifica quello che eri
A Giancarlo

Venivano a cercare un funambolo per le loro anime,
ti diedero e ti presero,
ed ora infine se ne vanno.
Accetta questa libertà che non hai cercato,
soffrine la grazia difficile,
ed entra nel luogo del cuore.
Viaggia dentro te stesso, come un marinaio
che sovra il mare s’inoltri
seguendo l’imponderabile.
Quel che rimane è l’amore,
ché l’olio d’amore non si spegne
anche quando il turbine di Dio
soffoca tutte le lampade.
Colui che ti spezza il cuore
versandovi mirra e fiele,
è il Signore del limite
che ti crocifigge sull’illimite.
Colui da cui vorresti fuggire,
che reti insidiose ti ha teso,
è quello il maestro segreto,
che spezza il tuo corpo sull’ara.
Sacrifica quello che eri,
la fonte che avevi è seccata,
la Dea delle acque dal seno
un’altra ne libera, nuova.

16.IV.1994

   

   

Dietro le mille nuvole

Dietro le mille nuvole
abito sacro indosso
prostrandomi nel vento.
 
O luce dell’ignoto,
desta più che veglia,
al di qua del corpo,
al di là del pensiero!

7.X.1994

   

   

Attraverso l’estes’oriente

Ne l’onde spumose, esplose nell’istante,
glorioso si dichiara il percorso più oscuro,
ché per colui che naviga attraverso l’estes’oriente
è tutto ciò che sfugge sacro fuoco d’amore.
A ciò m’ha condotto il cavallo di Poseidone,
sole occultato nelle secche della mente,
mentre il corpo si nutriva del pascolo suo di morte
e il cuore si protendeva verso la perdita suprema,
se pure un supremo v’è o non è tutto un desiderio
perso da un giocoliere nelle visioni d’un sogno.
 
Mentre in tal modo indeciso vagavo,
ho incontrata la steppa dell’anima e il cavallo
m’ha sbalzato di sella, è fuggito chi sa dove.
A ogni mio passo un volto risplendeva,
per un istante sorgendo dal passato come vivo;
a ogni passo un dolore sul cuore mi si posava,
a ogni passo la porta dell’esser mio cigolava,
sempre più rotando su suoi cardini evanescenti.
 
Ho infine riposato quasi fuori dai sensi,
niuno mi disturbava, tutto il mondo ha rispetto
per il gioco della mente che giace, che muore.
Passarono molti istanti, forse ore, forse anni,
non so in quale lingua di tempo, in quale computo;
di tanto in tanto aprivo un occhio e guardavo
l’ultimo volto appressatosi e tacevo.
 
Come affligge il molteplice, quale dolore il molto,
ci separò la morte dalla madre ch’eravamo;
volemmo esser padri, figli, mondi, cantori,
e in quest’andare perdemmo la memoria di ieri.
 
Dicono della perla che giace in fondo alla prigione
dove ci siamo rinchiusi per un eccesso del gioco,
ma il gioco ci ha stancato, sempre vi perdiamo,
ché lottando noi stessi contro noi stessi per sempre,
l’un di noi due che perde è sempre egualmente noi stessi.
 
O spirito del filo d’erba che sorgi ad onta di tutto
nelle polverose vie, nelle antiche foreste,
umilmente ti chiedo, nobilmente ti prego
di svelarmi per un istante la tua composizione.
O nuvola fugace, mostrami il significato
del diramarsi maestoso dei fiumi bianchi del cielo.
O alito lento del tempo di questo mondo,
svoltami il tuo mantello,
mostrami il respiro sacro.
O miei amici, o compagni che state
forse in maggiore numero di là dalla memoria,
mentre cammino stringetemi le mani
nascosti nella brezza, nell’ombre, nel sole.

Quando morrò deporrò la corazza,
la spada con cui si ferisce il mondo nella battaglia,
toglierò l’elmo della mente e vi raggiungerò
con ali che non si vedono, canto che non si sente
nel paese ch’è scomparso dentro il rumore dei sensi.

6.I.1995

 


 
 
   

 

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