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Dario Chioli

POESIE DI ANTARTE

(1972-1980)

 

 

Sommario

Antarte IAntarte XXIAntarte XLI
Antarte IIAntarte XXIIAntarte XLII
Antarte IIIAntarte XXIIIAntarte XLIII
Antarte IVAntarte XXIVAntarte XLIV
Antarte VAntarte XXVAntarte XLV
Antarte VIAntarte XXVIAntarte XLVI
Antarte VIIAntarte XXVIIAntarte XLVII
Antarte VIIIAntarte XXVIIIAntarte XLVIII
Antarte IXAntarte XXIXAntarte XLIX
Antarte XAntarte XXXAntarte L
Antarte XIAntarte XXXIAntarte LI
Antarte XIIAntarte XXXIIAntarte LII
Antarte XIIIAntarte XXXIIIAntarte LIII
Antarte XIVAntarte XXXIVAntarte LIV
Antarte XVAntarte XXXVAntarte LV
Antarte XVIAntarte XXXVIAntarte LVI
Antarte XVIIAntarte XXXVIIAntarte LVII
Antarte XVIIIAntarte XXXVIIIAntarte LVIII
Antarte XIXAntarte XXXIX 
Antarte XXAntarte XL 

 

 
 

Antarte I

Cerca, Antarte, cerca che ti dica
la coltre - verde è la coltre.
Forse è sperare, Antarte, di correre amorosa
tra le vite strane dei campi.
Forse, Antarte, vorresti un bacio,
vorresti una carezza.
Forse, Antarte, vorresti una mano
che non chiedesse che una stretta
per portarti - dove, Antarte?
Forse a chiuderti in sé, la mano,
divenuta coltre di sogno eterno,
a farti vivere senza timore,
a farti sorridere e baciarti il sorriso.
Sempre, Antarte, a vivere di gioia,
a sentire il bacio della gioia
e calore immenso nella cornice del mondo.

19.VIII.1972 

   

   

Antarte II

Come ti vedo, Antarte, ti ritrarrei, Antarte;
come ti vedi, Antarte: sola, seduta.
Perdi lo sguardo e seguiti a cercarti.
Vedi, Antarte, come ti scendono i capelli
sulle spalle, come sottili:
vedi, Antarte, sono la culla degli sguardi.
Vedi, Antarte, come il tuo braccio si muove,
come si flette leggermente posandosi:
ecco, Antarte, la dolcezza della sera
che entra negli uomini.
Vedi, Antarte, il tuo seno dolce:
ecco, Antarte, la fine del giorno, l’oblio.
Guarda, Antarte, come il tuo grembo vive:
qui è, Antarte, il riposo e il risveglio,
scordarsi una vita e ritornarvi nuovo.
Ascolta, Antarte, ascolta il silenzio
e senti come prende il tuo corpo,
come ti pervade la sua malinconia.
Attendi, Antarte, attendi ancora un poco:
qualcuno infine ti conoscerà. 

19.VIII.1972 

   

   

Antarte III 

Ti sei svegliata, Antarte,
negli occhi ti riluce
il bagliore dei tuoi sogni.
Ti pervade allegrezza.
Hai riposato, Antarte, il sole
viene accanto a chiamarti.
Ti siedi, un’ignota speranza
ti sommuove l’anima.
L’anima si alza da sola
e risogna illusioni.
Antarte, è ora, levati, su,
il mattino ti attende.
Antarte, la tua immagine
gioca nello specchio;
continua ora il tuo cammino, Antarte;
Iddio ti vede, Antarte.

19.VIII.1972 

   

   

Antarte IV 

Vai, Antarte, dissipa i sogni
nelle rughe del cuscino.
Rosso è il cuscino, Antarte,
rosso più del tuo sangue.
Ti ci sei perduta, Antarte,
vi hai delirato, Antarte,
ci hai sognato, Antarte.
Va, Antarte, hai sciolto i capelli
e sognavi d’averli disciolti,
non hai vesti indosso, Antarte,
e lo sognavi. 
Sognavi un rosso vivo
di sangue veloce nelle vene,
e ti ci sei perduta, Antarte.
Antarte ti riguardi, ombrata.
Lo sguardo discende,
ti percorre sino ai piedi
e coglie l’immagine della tua solitudine.
Va, Antarte, scorda
la nuvola che passa;
va, e rinserrati
nella gioia profonda del mattino.

10.VIII.1972 

   

   

Antarte V 

Lo hai guardato, Antarte.
Che ti osservava, gli hai rivolto
uno sguardo fitto di pensieri,
e gli foravi l’anima.

Antarte, un momento ti vide:
pauroso ritrasse la fronte.

Antarte, Antarte, è il tuo nome
luce di nascita e tramonto.

22.VIII.1972 

   

   

Antarte VI 

Se mi vedi, Antarte,
fa’ ch’io ti veda,
affinché io contempli
la tua semplice bellezza,
la tua intima grazia,
affinché riposiamo
su un’amaca grande,
cosparsa di profumi,
in un giardino vasto,
accecati dal sole.

22.VIII.1972 

   

   

Antarte VII 

Mentre muta ogni cosa, Antarte,
sempre vivo è il tuo nome.
Vive sebbene non sappia il tuo volto,
resta ma non so la tua voce.
Io non so il tuo respiro, Antarte,
forse è l’aria d’amore
che il vento sparge la sera.
Io non so perché t’ami, Antarte,
forse in te sento il respiro della terra,
gran madre, e di tutte le donne
a cui mi volgo cercandoti, Antarte.

22.VIII.1972 

   

   

Antarte VIII 

Antarte, scavalchi dalla sedia
e ti affretti per lui.
Oh il richiamo!
Antarte, sta’ calma!
Piano o ti farai male!
Antarte è corsa giù senza ascoltarmi.
Fa’ che non rotoli le scale, o Signore,
giacché è così felice
che sembra disperata.

22.VIII.1972 

   

   

Antarte IX 

La donna che cerco si chiama Antarte.
Per lei non versi ma parole,
non dipinti ma volti;
per lei non sogno in cui si raffiguri,
solo realtà;
altra arte non sa se non la vita,
perché non esiste che il vivere
e la felicità è l’arte più profonda.
 
Antarte si alza al mattino
svegliata dall’alito di Dio;
Antarte pare di vento,
fora le nubi per portare calore.
 
S’è alzata da un sonno pensoso
e indugia un attimo a guardare:
guarda le immobili trame di luce nell’aria,
percorre a ritroso la pioggia,
dissolve le nubi e asserena.
La sua vita le è cammino leggero,
e non teme, non perde fiducia.
 
Antarte corteggia la vita
con un suo canto privo di parole,
fatto di respiri fondi
e contentezza che non vuole bagliori.
La sua anima s’insinua in ogni anfratto
e ogni angolo le porta certezza e allegria.
 
Quando poi incomincia a far sera
quietamente riguarda il suo giorno.
La sua cena è saluto alla luce,
e la notte la guida nel sonno.

23.VIII.1972 

   

   

Antarte X 

Quando Antarte cammina,
la via risuona del suo passo leggero
e qualcuno la ode echeggiare
ed ascolta e poi grida alla notte
e lontano s’accende il suo lume
ed Antarte lo vede e si ferma,
e risente parlare la strada
e la segue e ne vede alla fine
una fievole luce che muore
e si spegne se corre.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XI 

Quando Antarte piange,
corre il vento a rubarle le lacrime,
e le porta con sé per la terra.
E ogni tanto sul cuore mi cadono,
e ne sento il richiamo
e mi chiedo ove corra,
donde venga, e perché. 

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XII 

Quando Antarte ride,
i mulini di vento del cielo
ristorano le anime,
e un velo d’euforia prende gli uomini,
e seguono a cori
il riso d’Antarte al cielo.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XIII 

Quando Antarte ama,
la dolce malinconia
delle cose cercate
ne avvolge l'anima,
che si tende scrutando
a esplorare ogni vuoto.
Allora Antarte sente
che i pensieri dell’uomo,
quale bosco intricato,
la separano dal tempo
e la lasciano sola.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XIV 

Quando Antarte pensa,
ammutolisce il mondo.
E nessuno vive,
che non sia lontano. 

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XV 

Quando Antarte scopre
la tristezza degli uomini,
vorrebbe condividerla
quale loro compagna,
e però la sua vita,
così ricca di luce,
volge in riso il dolore,
le fa scordare il pianto.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XVI 

Quando ad Antarte va
il vasto cielo negli occhi,
si copre tutto d’azzurro
ed altri universi vengono
dietro il velo delle nubi.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XVII 

Quando Antarte dorme,
ogni cosa è immersa nella quiete fonda
di chi non sa più d’aver sofferto
e vive sereno il suo giorno.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XVIII 

Quando Antarte siede,
con lei si siede il passero
che, lontano sulla chioma
dell’albero vicino,
ne osserva il sembiante chiarissimo
e ne prova piacere.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XIX 

Quando Antarte canta,
con lei canta l’aquila
che spicca dalle cime,
o il murmure cupo delle acque,
o l’eterno ritorno della luce,
o l’andare tranquillo lungo il fiume,
o il crescere lieve tra rugiade.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XX 

Quando, Antarte, ride la tua fronte,
ché un raggio di sole vi colora i capelli,
riccioli d’aria ti rinfrescano il seno
mentre tu corri portata
dalle correnti ventose.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XXI 

Quando Antarte scopre un fiore,
la sua anima dà un piccolo grido di gioia
e la natura, a vedersi strappare il suo fiore,
chiude gli occhi indulgente.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XXII 

Quando Antarte riconosce un amico di lontano,
lo chiama piano, poi corre se non la vede
e lo avverte con dolcezza
accarezzandogli il braccio mentre cammina.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XXIII 

Quando Antarte vede un bimbo,
attratta lo osserva;
poi, chiusi gli occhi,
più non lo trova.
Li volge.

30.VIII.1972 

   

   

Antarte XXIV 

Un’intima sofferenza
ha offuscato la freschezza
splendida di Antarte.

Per la mia vita,
per l’amore di Antarte lo giuro:
più del corso del tempo immortale
presente e viva
io la renderò.

L’attimo per sempre brucerò,
brucerò il computo degli anni
e il cupo sofferto decadere:
anima grande sarà sopra gli spazi.

28.I.1973 

   

   

Antarte XXV 
 

Dissero parole. Negarono parole.
Creavano parole. Erano parole.
Dubitavano, essi pazzi, e parlavano.

Uscì Antarte dal folto della selva.
Gli passò, muta, dinanzi,
come in sogno svanì.

Infine tacquero,
rinsaviti scrutarono a lungo
la calma dell’azzurro cielo.

24.2.1974 

   

   

Antarte XXVI 

Quando Antarte si mostra
senza luce nel volto,
si fa grigio di perla
su nel cielo, incombente;
cade acqua, ricordi,
cade acqua, speranze,
cade acqua, fantasmi,
dentro il cuore di Antarte.
 
Il suo capo l’avvolge
tutto un’umida nebbia;
banchi grigi soavi
dentro gli occhi le vanno;
tutto intorno è irreale,
velo soffice, casa
di riposo leggero,
e anche altare del tempo,
dove ognuno ritorna.

23.IV.1974 

   

   

Antarte XXVII 

Se, Antarte, il giorno intorno a te fiorisce,
vola in migliaia d’ali e non fermarti.

14.IV.1975 

   

   

Antarte XXVIII 

Quando riscopro in Antarte il mio destino,
ali di morte mette la mia vita.
Potessi bere il mare del tuo vivere
o bere, Antarte, il tuo silenzio eterno.

14.IV.1975 

   

   

Antarte XXIX 

Bella è la vita e bella è Antarte viva:
nasce nell’aria.

14.IV.1975 

   

   

Antarte XXX 

Ciò che ho scoperto mai non ho perduto:
la vita intera è chiusa nel mio canto.
Tu sei un canto, Antarte, in te ho scoperto
tutte le terre.

14.IV.1975 

   

   

Antarte XXXI 

Nei tuoi abissi vivo, Antarte, cado.
La morte è tutto, avvolge tutto il cielo.
E luci spente con te vanno splendendo.

14.VI.1975 

   

   

Antarte XXXII 

Dolce ragazza che ben nuovi accenti
doni alla vita, Antarte che non hai
nulla che possa ricordare il male
del nostro cuore, la tua vita lieve
gioca col vento tra le dita, e stringi
dentro il tuo seno un grappolo d’azzurro.

28.2.1976 

   

   

Antarte XXXIII 

Giocami accanto come un bimbo gioca,
adolescente donna del pensiero:
le mille mete da noi perseguite
fra te e me non son forse concluse?

28.2.1976 

   

   

Antarte XXXIV 

Quando mi torna vivo nella mente
il vento, Antarte, che tu scatenavi
e i saturnali di speranza e i fuochi
fatti di foglie verdi sfrigolanti,
cala su me la bruna notte il manto
delle visioni d’epoche perdute.

28.2.1976 

   

   

Antarte XXXV 

Curvi il capo sul tuo ventre, Antarte,
e nel profondo dell’epoca corporea
guardi le terre del mare,
sprofondate e perse
sotto abissi di stelle sotterranee.

Chi volgerà verso di te lo sguardo,
o silfide perduta, o tu senza memorie,
incoronata dei fiori della solitudine,
solitudine vasta che ci pone
l’uno all’altro di fronte come
cose sperdute di cui colga l’oblio
ogni grandezza, così spesso solo
di veli di schiuma fantastici intessuta?

28.2.1976 

   

   

Antarte XXXVI 

Pongo corone di soli sul tuo capo,
e tu non vedi. E del giallo tramonto
non sai tu stessa quanto in te risplenda.

28.2.1976 

   

   

Antarte XXXVII 

La levità dei giochi non fu mai
così vasta e profonda come questo
accarezzare il tuo sguardo.
Se verrà un tempo in cui dentro il suo gorgo
ogni uomo scompaia,
tu resterai di là dagli universi,
e lo splendore del dissolvimento
coronerà il tuo sguardo di vittoria,
e d’onda in onda io serenamente
dal diluvio di morte mi libererò
e nel dolce tramonto accorrerò
al tuo regno immortale, conoscendo
quest’abbraccio infinito, che da sempre
splendidamente intrecciammo in segreto.

28.2.1976 

   

   

Antarte XXXVIII 

Quando Antarte si china,
per caso o per cercare
come il suo giovane corpo si pieghi,
io ne osservo le nascite segrete.

E dentro il vuoto
vorrei fondermi in essa,
esserne vivo.

28.2.1976 

   

   

Antarte XXXIX 
 

Con leggerezza poni la mano sul seno
e lo accarezzi, e sorridi,
e tutta presa mediti pensieri
che tu medesima non sai se riconoscere
veri o bugiardi.
 
Ora però t’invade la tristezza,
questa tua immagine guardi ed hai timore
che sia altro da te, e per la paura
impazziresti forse, o moriresti,
se un pianto muto non ti nascondesse
pietosamente la coscienza, un attimo
volta in quel vuoto, e subito rinata
nella violenta effigie della vita.

28.2.1976 

   

   

Antarte XL 

Quest’effigie di vita cos’è mai?
La muta ombra che da anni insegui
dov’è scomparsa, e donde viene a luce
quest’incosciente simulacro di morte?

28.2.1976 

   

   

Antarte XLI 

Le tue domande, Antarte, molto spesso
non ricevon risposta dagli uomini.
Ma tra me e te corre un ponte di luce,
il tuo morire vi corre assieme al mio,
e quando a riva ce ne torneremo
che ci varrà l’esistere del fiume?
Penetrati di acque più profonde,
tu sei la mia sapienza, io la tua,
e non c’è più per noi dio che chieda
d’effigiare parole sopra i muri.

28.2.1976 

   

   

Antarte XLII 

Donna che intorno a me corri veloce
turbinando coi piedi in folle danza,
a questi vortici volgo il pensiero:
una danza di mondi vi disveli.
 
Meteore, comete, astri vaganti
fanno pressione d’inattesa forza:
è certamente quella del creare
un’energia che somiglia a questa.
 
Perché ti fermi dunque e non prosegui
nel tuo turbine folle illimitata?
Ma non è, tu mi dici, che finzione
priva di vita l’immagine antica?

28.2.1976 

   

   

Antarte XLIII 

Baciarsi gli occhi reciprocamente
nella dolce tristezza che ci unisce,
così tu vai dicendo, Antarte, invero
così tu dici, e quando anche più breve
il corso della vita divenisse,
le tue parole tu non muteresti
e sempre cercheresti, fino all’ultimo,
quello che ognuno in quel lontano abbraccio
dei giorni marini, Antarte, ha perduto.

28.2.1976 

   

   

Antarte XLIV 

Ora beve il mio canto umor di terra,
e sulle vie segrete incamminati
della terra infinita, liberati,
io e te, Antarte, incontriamo la quiete.
 
Non c’è quiete dove l’uomo brucia,
corpo che arde di potersi fondere
in corpi che non possono ricevere:
uomo e donna si sforzano ma fugge
per mille rivi di linfa vitale
quello splendore ch’essi ricercavano,
e il desiderio mente e si fa piana
ogni speranza, e tacciono le grandi
cose che il mondo potrebbero rifare,
e in un collasso di nervi si disfà
tutta la gran ricerca d’una vita.
 
Di qua dal senso cosmiche visioni
spingono il carro del pensiero al fiume
di conoscenza, traboccante amore,
e qui la donna che pare di cielo
dona le labbra per fare silenzio.
 
Ha nome Antarte e mille nomi ancora
e gli umori terrestri in essa stanno
come linfe di vita, non per sogno,
così che in essa mi abbandonerò
conoscendovi il senso della terra. 

28.2.1976 

   

   

Antarte XLV 

Per quel piede che scende dalla sedia,
affusolato e bianco,
in verità io non dirò poesie.
Che me ne faccio d’un piede,
pur grazioso,
se non ho la padrona?
E come posso
abbracciar tutto il corpo se non è
che fantasia di poeta?
O forse vuoi,
piede grazioso dell’amata Antarte,
ch’io finisca a un dipresso da Narcisso,
in un’acqua ingannevole affogando?

28.2.1976 

   

   

Antarte XLVI 

Alla fine d’un giorno che ha passato
contemplandoti ancora, è forse ingiusto,
amata Antarte, che il poeta stesso
prenda in giro le tue carezze ariose?
Così spesso gli vengono alla mente
dei curiosi pensieri, ed ha bisogno
di sorrider di tutto, te compresa,
perché, Antarte, che mai succederebbe
se il tuo cuore leggero mi apparisse
come il pietroso cuore della gente
che non vuole ferite e può ferirsi
perché ha paura sempre di morire?
Non c’è per te, Antarte, una tal morte,
c’è l’ironia soltanto, ed è piuttosto
contro di me rivolta, che talvolta
vo razzolando folle innanzi ai sogni.
In quei momenti ch’io mi sembro pazzo,
con l’ironia ricaccio la follia.
Ma nel tuo grembo quieto e divino
sta’ certa, Antarte, sempre io ritorno.

28.2.1976 

   

   

Antarte XLVII 

Antarte, la vergine dalla chioma fluente
da epoche infinite, suprema al di là
e al di qua dell’Albero del Mondo,
nella sua nudità di regina senza tempo,
sconfitte le tenebrose porte dell’indifferenza,
ho veduto rivolgersi al mio cuore confitto
nel mezzo d'impietrite vegetazioni d’uomini,
l’ho veduta chinarsi a raccogliere
un fiore sull’orlo del tripode vitale,
e mi svegliai al suo profumo intenso.
Così disparve dopo breve sosta
e mi rimase un vuoto, e la sua strada.

10.VI.1977 

   

   

Antarte XLVIII 

Lungo assopita Antarte ora ridestati
nel guardare quest’uomo che s’impaglia
e vorrebbe bruciare. Fammi fuoco
perché possa cantare, alta ti chiama
la mia voce al ricordo, leggi in cuore
il bagliore del vivere, s’inarchi
il tuo corpo di viva ancora un giorno,
che io possa vederti trasmutare
quale acqua e vento e fumo e fuoco
dentro i veli del cielo.
 

23.III.1980 

   

   

   

Antarte XLIX 
 

Solo, avvertendo l’unità del mondo,
me ne andavo tra me assorto senza scopo,
e mi apparisti, limpida Medusa,
ancora una volta Notte chiara e bella,
Antarte tra cortei sereni.

23.III.1980 

   

   

Antarte L 

Dal tuo seno di latte inspiro a notte,
o dolcissima Antarte, tale balsamo
che mille antichi saggi ben forniti
d’alambicchi e di libri non saprebbero
sì bene farne. È tal forbita luce
la tua, che pare uscir liberamente
dalle mani del fuoco.

23.III.1980 

   

   

Antarte LI 

A distanza di secoli - millenni
quasi parrebbero i giorni che trascorrono
troppo veloci - ti vedo novamente,
mentre più terso e fisso, più maturo
certo è l’intimo occhio. Tu sorridi
come ancora dicessi: Novamente
mi vedrai con lo sguardo della mente.

Certamente avevo molte cose da fare e non vedevo
le tue labbra di miele nel regno del silenzio.

23.III.1980 

   

   

Antarte LII 

Di limpide canzoni tu m’insegni la chiave,
la parola mi doni senza limite:
onda verace in cui s’affonda il periglioso viaggio,
parola fievole non udita da molti.
 
E tale è il mondo
che il disgusto mi prende e, nell’uscire,
trovo te sulla soglia della vita.

23.III.1980 

   

   

Antarte LIII 

Rinnovare l’antico, dolce donna,
è difficile e oscuro, e i più non sanno
che può essere vero se si ha anima
abbastanza che ne trabocchi il cuore.
Allora in tale mare si disperdono
mille immagini pure che dissetano
le umane menti assetate di riposo.
In tal modo un limpido canto s’innalza
e nella notte e nel giorno ancora evoca
la voce mia per te un universo
in cui tu puoi, giovane fata, danzare
sola e per chi la tua natura insegua.

23.III.1980 

   

   

Antarte LIV 

Forte e potente è il tuo cuore e la vittoria
già ti arride, se Antarte sai guardare.
Ella non ama chi per lei soccombe,
chi ingannato da specchi s’illude d’amare;
ella dà amore a chi con forte sguardo
una strada scolpisce nella roccia dei sogni.
Nella danza dell’ira entrambi danzeranno
e sulle ali della morte costruiranno una Parola.
Essa vagherà per i sette regni d’illusione
e narrerà di antichi cavalieri vaganti
giunti sino alla soglia di castelli di diamante,
che contro ogni governo d’inutili pensieri
alzarono la spada di molle argento sul muro
e con tale ferocia fendettero la propria anima
che le mura s’infransero e scolpirono nella rovina
una strada nuova mai percorsa da alcuno.
Di come un grande fuoco li prese al cospetto
di quell’impossibile barriera senza speranza,
di come avanzarono nel regno della morte
scoprendo le magiche canzoni d’Orfeo,
uomini nati dalla disperazione,
che un’epoca di morte ricacciò dal suo seno.
Giunsero infine alla mirabile soglia
e tanto poté il loro odio che non resse
l’apparenza, mutandosi in realtà.
Molta fu allora la pace e molto chiara
essi scorsero la danza armoniosa
in cui scioglieva il suo corpo dolcemente
Antarte figlia del fuoco e della morte.
Forte e potente è il suo cuore e solo ama
quelli per cui solo vederla è vivere.
Tali essi sono che per essi si trasmuta
in vita e sangue - ché non possono morire -
quell’amore che è morte. 

23.III.1980 

   

   

Antarte LV 

Ho nel mio cuore l’orma dei teneri passi
con cui fanciulla gioivi correndo nel vento,
o come madre velata dalla dolcezza
fulminavi pensosi castighi senza domani.
Ho nel cuore il ricordo, ore felici
di un bimbo che contemplava le luminose stelle,
sento i suoi pensieri, il tocco delle campane
che ne cacciava ogni male e lo scuoteva dall’ozio.
Ora, se pure accanto a me rollassero
tamburi fragorosi, non volgerei lo sguardo;
però ricordo come fosti stella,
e bimba e madre, e castigo e campana,
e ti vedo che sempre da vicine regioni
mi segui con lo sguardo, Antarte, e mi accarezzi
fin nell’intimo cuore. Tale sogno
mi conduce e arricchisce, e tu, figlia del vento,
ancora un poco attendi il mio ritorno.

23.III.1980 

   

   

Antarte LVI 

Nel giorno in cui la luce apparve,
e con essa il giorno,
e con esso l’apparizione,
tu Antarte danzavi.
Contemplandoti
giù nel profondo d’un limpido specchio,
apprese il mondo a danzare.
In tale specchio
ora danzo e ti guardo, per traslato,
nello specchio del vivere.

Tu emergi
dal profondo del cuore.

Qui ogni eco è silenzio, vuoto ogni riflesso,
insostanziato, silenzioso, mite
sta l’infinito in cui tu giaci. Ovunque
dove un luogo si stende sempre danzi,
ed è tal ballo tenebrosa morte
che dissolve ogni uomo che non è
forte abbastanza da vederti nuda
nella tua fissità svelata o nel tuo entrare
dentro il lago del mondo, che non ha
tale fuoco da avvolgerne tua danza
all’origine stessa della vita.

23.III.1980 

   

   

Antarte LVII 

Di là dal freddo corpo,
ben oltre gli schermi del pensiero,
dietro sette mari e più,
molto profondi e mortali,
dietro sette catene di monti e più,
molto alte, invalicabili,
nel segreto di una valle pura
dove nascono mille sorgenti,
tutte molto gradevoli e fresche,
ecco un uomo che s’aggira inquieto
e non cerca che quell’unico fiore,
insensibile tra molte bellezze
e sapendo suo solo destino
contemplarlo sbocciare nel cuore.
I cavalli del cielo correranno
per richiamo ad Antarte e poserò
su di essi impalpabili selle
che non si possono distinguere dal sogno.
Su essi fiera cavalcherà la danzatrice
con una nuova variante di balletto.

23.III.1980 

   

   

Antarte LVIII 

Tale, Antarte, è il tuo sogno:
una marina infinita onde si scosta
ogni occhio che veda.
Ma chi ogni cosa ha veduto
anche vi torna, e non è infelice.
Egli è piuttosto allora il nuotatore
che si getta nell’onda e vi si trova
a suo agio perfetto.

23.III.1980

   

    

   

 

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