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AMORE E PSICHE

Dario Chioli

 

PSICHE. Amore, io dubito. Ciò non mi fa poi tanto dispiacere, a dire il vero, però dubito. Vedi, Amore, tu sei Amore, un Amore che cambia sempre, ed è una bella cosa che ti trovi sempre nuovo, sempre diverso. Se tu non cambiassi, io direi: Questo si è fatto sasso, ha frecce per tutti men che per me, mi ha preso per un automa senza necessità, senza speranze, ha dimenticato che tra il pube e il seno ho anche un cuore e, un po' più su, persino un cervello. In fondo sono una povera anima vagante, ho bisogno di qualcosa di buono, di un Amore con cui giocare, e non sono una pianta che sempre sta avvinta alla stessa terra, a me piace ballare e cantare, però non canto se non sono allegra, e non posso essere allegra se non ho qualcuno che mi ami senza abitudini, proprio come fai tu. Però, ecco, dubito. Perché non ti vedo mai come sei fatto. Sei troppo bravo, tu, a farmi dimenticare i miei propositi. Ti aspetto e mi dico: Oggi lo palpo ben bene, mi annoto in testa tutte le linee del suo corpo e poi, visto che mi ha insegnato così bene a disegnare, me lo disegno tutto e mi tolgo la soddisfazione. Ma il fatto è che io so disegnare solo se ci sei tu, e quando ci sei poi non mi ricordo mai che devo disegnare, giacché hai troppe frecce tu in quella tua antiquata faretra, e come riesci a fare innamorare gli intelligenti degli imbecilli, a far confusione tra gli idioti e i filosofi, così riesci anche a farmi credere a me che la tua faccia è più bella se non la vedo. E intanto io vado in giro come una pazza a far la figura della pazza. Mi chiedono: È bruno? E io: Boh. Mi chiedono il colore dei tuoi occhi e io: Boh. Così mi guardano di traverso e pensano che io venga con te solo per farmi mantenere. E invece no. Ma perbacco! Ci sono tanti che mi vorrebbero bene, che forse mi cingerebbero persino d’alloro, se ancora si usa, solo che dicessi loro qualcosa di te, qualcosa di chiaro, di sodo, di definitivo. E invece mi tocca andare a zonzo guardata di traverso, tanto che a volte, per capirne il motivo, stanca di quella impari lotta, cerco di guardarmi io stessa, da sola, così che divento mezzo strabica e quelli mi guardano ancor peggio. E per questi motivi sono tutti stanchi di me.

Ogni tanto vengono e mi domandano, così di soppiatto, cosa diavolo voglio; allora io rispondo che voglio te, che voglio Amore, e mi pigliano in giro e mi dicono di scendere sulla terra, di portare fatti, cose e mete vere, sane, che sentano di vivo. Io però protesto che quando con te ci faccio l'amore ti sento più che bene, ti tocco, ti bacio, ti avviluppo col mio corpo, coi miei capelli, ti sento le ossa, talvolta mi fai male perché sei troppo pesante, se sei su di me o se fai un gesto troppo focoso, troppo passionale, insomma o son matta o sei vero, e non ci trovo niente di male, niente di insano, anche questo gli dico, nel far l'amore con te, con Amore, quasi che con Amore si potesse far altro che amare, ma anzi, quando ti sento vicino, tutto diventa bello, e se anche non faccio all'amore mi farebbe già abbastanza viva il desiderio di farlo, così viva che quelli neppure si rendono conto. Però loro non capiscono, s'innervosiscono e vanno via, e mi credono una matta o una puttana.

AMORE. E perché ti preoccupi che ti diano della matta e della puttana? Hanno occhi per vedere e cervelli per pensare, e si dilettano tutta la vita di stupidaggini: che vuoi attenderti da tipi simili? Hanno cuori grandi ma non ci sanno far stare, e neppure sempre, che i figli o, per i primi anni, la moglie o il marito. Potrebbero creare mondi o quantomeno riformarne qualcuno, ma non ne fanno nulla. Ci sono bensì uomini diversi, uomini che pensano, ma quasi nessuno è capace di abbandonarsi alla verità, pochi conoscono che cosa sia la vita, questa che talvolta li sopraffà senza che sappiano, e senza la quale potrei inghiottire tutte le mie frecce.

Ti dicono matta e puttana: ma tu sei matta. Vuoi forse non essere matta? Matta come una botte piena di mosto in fermento devi essere, matta tanto che ti debbano mettere un tappo in bocca per impedirti di mattificare il mondo intero! E infatti, quando ci sono io, sei così matta che saresti capace di rubarmi il mestiere e andar gittando qua e là frecce a chicchessia senza un minimo di criterio, non fosse che le mie frecce preferisci prendertele tutte tu, Psiche, così che debbo ritagliarmele sempre daccapo, tant'è vero che un giorno o l'altro, stanco, sostituirò la nobile arte dell'arciere con il pugilato, dando asciugamano e spugna agli amorini, e mi si vedrà correre indegnamente sbuffando dietro ai reciproci antipatici che, non volendosi appacificare, si rappacificheranno per l'occasione accordandosi nel fuggirmi. Ma costante e testardo son io, e davvero non basterà la tua matteria a farmi giungere a tanta indecenza.

Che poi tu sia una puttana è chiaro ed evidente, altrimenti non ruberesti le mie frecce. Se la cosa non ti pare chiara, è perché sei matta. Daresti anche l'onore per rubarmi tutta la faretra, per quanto tu dica che è antiquata. Quanto a pudicizia, poi, hai meno ritegno di qualsiasi altra puttana. Chi mostra le cosce, chi il seno, chi ancora di più, ma c'è sempre un poco di stoffa. Tu invece sei sempre tutta nuda e desiderosa e ti premuri, anziché di nascondere, di evidenziare, così che prima di entrare da te mi devo spogliare, se non voglio che me li strappi, di tutti gli ornamenti che i filosofi mi hanno dato per dimostrare che mi conoscono nonostante che tu non gli abbia mai detto come son fatto. Ma non è poi detto che sia una cattiva cosa il fatto che tu me li strappi, perché tutte quelle fasce e medaglie mi si stingono addosso e mi appuzzano, e allora qualche volta chi avrebbe bisogno delle mie frecce fugge per il puzzo, sicché mi fa faticare il triplo. Sarei per questo veramente ingrato se mi lamentassi che tu mi risparmi fatica.

Dunque vedi che non hai nessunissima ragione di lamentarti che ti ritengano matta e puttana, poiché tu sei sia l'una che l'altra, e non hai pudore né ritegno e insomma, Venere buonanima, che qualche buontempone mi ha affibbiato come madre posticcia, se non fosse passata a miglior vita e ti vedesse, sarebbe tanto scandalizzata che forse le crescerebbero i baffi e, se davvero fosse mia madre, mi prenderebbe a ceffoni e piuttosto preferirebbe spedirmi tra gli uomini che non sopportare la vista di una tale nuora. Tuttavia è chiaro che colei non è affatto mia madre e che, sebbene tu mi rubi troppe frecce e sia un poco puttana e matta, ad ogni modo io non faccio fatica a sopportarti.

 

[17.VII.1975]

 

 

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