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CONSIDERAZIONI SULL'ASTROLOGIA

Dario Chioli

   

   

Problemi fondamentali

L'astrologia pone problemi che, a quanto mi consta, nessuno ha risolto, almeno nell'epoca attuale. Per il passato lontano, poi, nessuna persona con un po' di buonsenso vorrebbe pronunciarsi con troppa decisione.

Sta di fatto che buona parte della letteratura astrologica da me conosciuta è piena di asserzioni gratuite. Gratuite soprattutto in due sensi:

1) quanto alle origini e alla funzione primaria dell'astrologia;

2) quanto al modo di strutturarla e dedurne informazioni.

   

Le origini storiche

Delle origini dell'astrologia gli storici non possono dir nulla. Per gli archeologi è nata a Sumer e Babilonia, ma non è che se ne sappia molto; delle testimonianze astrologiche rimaste, nessuno può assicurarci che si riferiscano ai testi più intelligenti, né che i testi più intelligenti fossero davvero intelligenti. Potrebb'essere per l'astrologia come per i Druidi, di cui gli antichi dicevano che fossero dottissimi e che tuttavia, nulla avendo scritto, non han lasciato nessuna chiara memoria.

Miglior cosa è procedere per analogia, vedendo le cose astrologiche alla luce delle sopravvissute culture arcaiche o delle testimonianze di altre civiltà. Ma le deduzioni lasciano quasi sempre scettici, perché risulta troppo difficile allo studioso moderno calarsi nel mondo arcaico.

   

Gli studiosi

Gli studiosi infatti desiderano il successo, il riconoscimento entro una cultura estranea a quella che tentano di studiare: difficilmente riescono a liberarsi da tale condizionamento, a non fraintendere o, al contrario, a non mitizzare oltre il dovuto la cultura oggetto delle loro ricerche. L'etnologo spesso è completamente sviato dai propri preconcetti, e in tal modo si fa, semplicemente, prendere in giro. Se infatti nel luogo dove risiede passa per imbecille, ovvero ha fama di straniero invadente e presuntuoso, molti presumibilmente si divertiranno alle sue spalle, oppure finiranno per rispondergli, pur di levarselo di torno, tutto ciò che lui vuole o loro credono voglia sentirsi dire. Giammai poi incontrerà le persone più significative, che in nessun posto del mondo coltivano l'amicizia degli imbecilli.

Se egli insomma va lì non per cercare la verità ma per dimostrare la sua tesi, o magari per verificare quale tra varie ipotesi tutte altrettanto fasulle sia la vera, imponendo agli altri una forma pseudologica di analisi là dove sarebbero necessarie invece una logica ben ferma e l'apertura a modi culturali inconsueti, non avrà certo la possibilità di trovare nulla di serio.

In sostanza, lo studioso, in questo come del resto in qualunque altro settore, dovrebb'essere una persona matura, savia, duttile nella sua analisi, precisa ma immaginifica, libera interiormente, estranea alle fissazioni ideologiche, alle sacrestie bigotte ed a qualunque altra forma di narcisismo travestito.

È ovvio che di tali studiosi non ve n'è molti, e pertanto anche l'astrologia seguita ad attirare i sapienti più approssimativi. Questi partono di solito da un generico psicologismo, che ha o pare avere (pare anche a me) un qualche riscontro nella pratica astrologica, riscontro comunque quasi sempre molto aleatorio.

   

Corrispondenze grossolane

Sta di fatto che di certuni io stesso ho intuito a volte il segno solare di nascita, poiché il gestire, i modi, l'apparenza fisica, il carattere tale segno evocavano. Ma ciò è piuttosto un indizio che non una prova perché, se a me pare - è vero - che in tali casi s'imponesse quasi con evidenza l'appartenenza al segno solare del caso, e pur considerato che secondo la teoria astrologica in poche persone il segno solare è del tutto prevalente e riconoscibile, per cui difficile sarebbe, anche avendo l'astrologia fondamento, riconoscerlo sempre, è anche per questo pur tuttavia vero che molte volte ho detto a qualcuno ch'era d'un segno e questi non lo era. Che poi la mia sensazione in tali sfortunati casi non fosse così acuta come negli altri sembrerebbe intanto cosa poco dimostrabile, fors'anche solo uno pseudoricordo costruito ad arte secondo un successivo desiderio di non riconoscere l'errore; ma quand'anche poi fosse davvero questione di "sensazioni", ciò ridurrebbe più a riflettere sulla chiaroveggenza, la telepatia (o con quali altri nomi più o meno arbitrari si vogliano definire le intuizioni di questo tipo) che non specificamente sull'astrologia.

Secondo il pensiero di molti astrologi, infatti, l'astrologia dovrebbe essere piuttosto una sorta di scienza matematica. Ho l'impressione che in ciò s'ingannino. Dovrebbe essere, mi pare, più una tecnica, un'arte, che non una scienza.

   

Gli junghiani

Per alcuni versi più fruttuosa è l'analisi che dell'astrologia fanno alcuni che s'ispirano a Jung. Interessanti riflessioni si trovano nella Mitobiografia di Ernst Bernhard. (1) Ma tolto che di codesti junghiani la maggior parte accumula dati senza spiegarli e, se riconosce interessanti paralleli fra gli astri e la psiche, questi però finiscono per ridurre gli astri a costellazioni esclusivamente psicologiche senza che ci si renda neppur più conto che esistono davvero le stelle nel cielo, tolto questo, del perché astrologico non si ha ancora sentore. Costoro comunque danno interessanti lumi sui miti connessi agli astri, anche se spesso tali miti sono tradotti in termini di pensiero troppo moderno, talora per il troppo insistere nel non volerlo essere.

   

Gli astronomi

Gli astronomi danno scarso lume, poiché perlopiù deridono l'astrologia o se ne irritano, e non mi sento di dar poi loro troppo addosso, viste le cose che riescono a scrivere gli astrologi. Pure, essi per primi potrebbero forse chiarirci quali corpi celesti siano, quanto ad effetti fisici, magnetici e di altro tipo, presumibilmente i più importanti per noi.

   

Correlazioni astrobiologiche

Interessanti le correlazioni astrobiologiche, lo studio sui ritmi e sull'interazione tra astri (luna e sole ovviamente in primo piano) e fenomeni fisici d'ogni genere, di cui parla diffusamente Lyall Watson soprattutto in Supernatura (2) o anche in Lifetide. (3) Questo autore può esser letto per farsi un'idea di base da cui partire: rende inutili un gran numero di libercoli e specialmente le analisi perlopiù pseudoscientifiche fatte di tali argomenti dagli astrologi.

   

Statistiche astrologiche

Quanto alle statistiche astrologiche dicono che abbia scoperto elementi di qualche interesse Michel Gauquelin, (4) che partendo da un iniziale scetticismo avrebbe condotto delle analisi corrette fino a convincersi che sotto qualcosa di vero c'è (anche a proposito di questo qualcosa viene prezioso Lyall Watson).(5) Comunque le statistiche andrebbero attentamente verificate, è meglio non fidarsi troppo.

   

Astrologia "esoterica"

Gli astrologi sedicenti esoterici, onomantici, occultisti, son per solito imbroglioni o pazzi ed è inutile parlarne. Eventuali eccezioni positive non le escludo, ma in questo caso, da me non riscontrato, si tratterebbe di un'astrologia assolutamente diversa, strutturalmente aliena da quella che vien solitamente così chiamata.

   

Oroscopi e giornali

Quanto agli oroscopi da giornale, neanche gli astrologi, che pure li scrivono, possono prenderli sul serio. Nell'astrologia infatti è assolutamente necessario, per stilare un oroscopo che dica qualcosa di preciso, riferirsi all'anno, al mese, al giorno, all'ora ed al luogo di nascita. Senza questi dati, l'oroscopo risulta gravemente carente. Se per esempio non si sa l'ora, non è possibile conoscere la posizione esatta dei pianeti veloci e soprattutto della luna; inoltre non è deducibile l'ascendente.

   

Nascita o concepimento?

È anche vero però, come fa notare per esempio Lyall Watson, che più interessante del momento di nascita, imprecisabile in quanto tra l'altro è poco chiaro cosa vada così inteso (un parto può durare a lungo), potrebbe risultare il momento del concepimento o, aggiungo io, eventualmente altri momenti dell'evoluzione del feto.

   

Oroscopo del momento di nascita

Ad ogni modo di solito gli oroscopi si fanno calcolando in base all'ora della nascita, quasi sempre l'unica che sia conosciuta con relativa sicurezza. Gli astrologi non danno di ciò una convincente spiegazione; io formulo qui di seguito un'ipotesi, che implicitamente mi suggerisce Lyall Watson quando apparenta lo stato fetale allo stato ipnotico.

L'uscita del feto dalla totale dipendenza dalla madre potrebbe, in quanto risveglio di coscienza, risultare un avvenimento assolutamente unico e personale, più personale che non il concepimento, composizione di cellule non ancora convincentemente strutturate in persona. Si realizzerebbe una presa di realtà, e in tal momento la disposizione degli astri potrebbe avere rilievo, non su basi deterministiche ma su basi sincroniche, registrandosi e fissandosi in quel momento come costellazione personale propria nella psiche. Il trauma, fausto o nefasto, della nascita genererebbe, come di ogni trauma è proprio, espansione di coscienza. In tale espansione, extraipnotica, della coscienza, questa si empirebbe del circostante mondo per tramite delle proprie memorie (fors'anche genetiche) da tale trauma coinvolte.

Il primo stupore del venire al mondo s'intesserebbe con le proprie memorie ancestrali, presupposte dal concepimento e dal modo in cui avvenne, ma scelte e rivolte al mondo ed a se stessi per la prima volta nella nascita.

Espulso o fuggiasco dalla madre, l'essere umano ancora in seguito la cercherebbe, quale l'avvertì nelle prime e più forti suggestioni ricevute, durante l'ipnosi del proprio esser creato e in ciò che ne fu coinvolto. Per tutta la vita, fino a che non sarà realmente adulto (se lo diventa, perché l'uomo, dice per esempio Georges Lapassade, è un esempio di neotenia, cioè di perenne immaturità), (6) cercherà la propria nascita, il grembo della madre in cui fu tracciata la trama del suo essere.

   

L'arte della tessitura

Trama fu infatti l'esser concepito, ordito l'esser nato, telaio il grembo materno, tessitori i generanti, tessuto il nato. E l'arte della tessitura dovrebb'essere l'autoconoscenza. E autoconoscenza dovrebb'essere l'astrologia. Dovrebbe, ma non mi consta che perlopiù lo sia. Come sempre, l'esistenza di una scienza dimostra in primo luogo che c'è uno scienziato. Se non c'è lo scienziato, vi son solo dati scoordinati. Senza sapienti nessuna sapienza. E gli oroscopi stesi in dieci minuti con l'elaboratore elettronico non arricchiscono lo spirito come la contemplazione delle stelle nel deserto o sulle montagne da parte degli antichi Caldei. Bere rugiada nelle fiale non è lo stesso che rotolarsi come le donne bavaresi d'un tempo nella rugiada dei campi al mattino. Quest'ultimo, direbbe il Don Juan di Castaneda, (7) è un sentiero che ha un cuore, quell'altro no.

Un carattere in qualche modo scientifico l'astrologia ce l'ha là dove viene vissuta come un'arte di ricco sentire; senza di che è solo una forma di stoltezza con qualche equivoca ricorrenza. Essa è una scienza delle sfumature, del sapere interiore e dell'analogia, che vien però riconosciuta e vissuta soltanto dove non siano spiriti meschini o narcisisti. L'uomo dovrebbe sentirsi al centro dell'universo, come lo è ogni pianeta nel cosmo, e così situato sentircisi bene e udire le eco vicine e lontane. Ma per riuscire dovrebbe conoscere come è stato tessuto, saper disfare e fare la tela del proprio essere.

Allora egli non potrebbe essere designato con un oroscopo, perché libero. Paradossalmente, dunque, il buon astrologo è colui che forse con l'astrologia ha meno a che vedere. La solita favola dello scopritore di tesori che non li troverà mai per se stesso. Per questo forse nessuna previsione veramente sicura è passata alla storia; (8) poiché chi potrebbe trarne non ha interesse alcuno a farlo.

   

La sapienza astrologica

Come tutti i poteri sapienziali, anche la sapienza astrologica consisterebbe solo nell'essersi liberato dalla servitù a un padrone. Ottenere un potere sarebbe ottenere quella sapienza che renderà tale potere inattivo. Assorto in visione e conoscenza, perlopiù il sapiente non muoverà un dito per prolungare la propria vita oltre i suoi limiti. Secondo il comune modo di vedere, potrebbe forse farlo, ma sarebbe un opporsi al cosmo di cui si sente a buon diritto il centro sacro. Sarebbe rifiutar se stesso per un se stesso pauroso e meschino. L'essere passa anche per il morire e la sofferenza; e codesta strada porta in paesi sconosciuti al comune intendimento. Noi ragioniamo secondo gli orologi del nostro corpo e del nostro mondo, da essi ci facciamo governare, e pertanto non cambiamo mai il passato, non torniamo mai indietro. Ma il sapiente forse cambia il passato, forse torna indietro.

Il suo passato è memoria, la sua memoria risale la storia, la sua memoria cambia il suo passato, la sua memoria cambia la storia, la sua memoria trasfigura la storia, svelle la storia, compie una storia di memoria, tesse un non tempo, tesse una non storia, tesse una storia che torna indietro, che gira su se stessa, che danza come un fanciullo. Tesse una storia che è il racconto del suo desiderio, tesse una storia che diviene il suo corpo, tesse un mondo che diviene il suo corpo. La sua memoria crea il suo corpo, il corpo del fanciullo che è, il corpo del danzatore. La sua memoria si tesse in corpo, il suo corpo tessuto di memoria s'impone al centro del suo cuore. E quando il sapiente, dicono, muore, per lui forse non è che l'ulteriore trasmutazione del proprio ricordare. Ciò può sembrare un sogno; e non per nulla in diverse se non in tutte le culture arcaiche i poteri del sogno sono la strada verso la conoscenza.

Se le cose vanno come ho ora supposto, è chiaro che l'astrologia non dovrebb'essere intesa come una scienza secondo il significato ordinario di tale termine, ma appunto come un'arte evocatoria, che entro uno specchio confuso fissa tuttavia la nostra attenzione, generando un racconto, l'interpretazione che in qualche modo ci riguarda. È un enigma oscuro che ci fa domande. Gli enigmi non hanno risposta. Scoprire questo è la risposta. L'oroscopo chiede se siamo questo o quello. Ma non c'è né questo né quello. Tuttavia dirlo non è saperlo, e finché non lo sappiamo, non siamo un cosmo ma un caos. Nel nostro caos non siamo questo o quello, ma questo e quello ci sono, coesistono e si scontrano.

   

Cercare le strade forti

Ogni cosa di noi può essere vera o non esserlo, perché la nostra interpretazione muta le cose. Se l'astrologo ti convince che sei forte, forse diventi più forte. L'oroscopo è specchio delle nostre speranze. Per questo non ci si dovrebbero cercare le sventure, ma solo le strade forti, che rendono più liberi; e dove il pigro legge sventura, leggere invece potere che cresce, che fa crescere. L'oroscopo è uno specchio magico. Alcuni elementi sono fissi, e gli astri li determinano perché dominano gli scontri che avvengono entro il regno della materia. Ma l'interpretazione può mutar tutto, può far vivere a lungo o accorciare la vita.

Di solito si chiama questo suggestione, con un tono dispregiativo. Però non sono molte le certezze che a tale suggestione non siano riconducibili. Solo lo stupido giura con facilità. E se la suggestione serve a vivere, è saggio pretendere di rifiutarla? Forse che un buon medico della gran massa di malattie psicosomatiche non deve far conto, solo perché sono frutto di autosuggestione? E se conta al negativo, perché non al positivo? Se la suggestione alla fine cambiasse le cose? Se queste diventassero come non erano prima, magari migliori, come succede con l'ipnosi, che è accettata senza troppi problemi negli ambienti scientifici?

L'oroscopo anche come medicina, in fondo. Se deludono i preti e gli psicologi costano troppo, perché no? È parlare con Adamo, e chiedergli chi sei; perché nell'oroscopo tu parli con le stelle del cielo che già entrarono nel cuore del primo uomo. Chiedere loro chi sei è chiederlo al primo uomo. Glielo chiedi e ti risponde con una domanda plurima: sei questo? sei quello? Infatti neanche Adamo può decidere per te cosa trarre dal caos che ti è proprio. Ti dice: suppergiù sei in un paese, o in una valle, in città, sul mare, in un abisso, in un pianeta lontano. Sappi tenere conto dei luoghi e dei tempi, poi vedi tu.

   

I sistemi simbolici

Perché poi i segni siano proprio quei dodici lì, è domanda che potrebbe non trovare risposta. Lo Zodiaco nostro è d'origine babilonese come tutti gli zodiaci del vecchio mondo. Potrebbe quindi dipendere solo dal fatto che è una tradizione comune, o potrebbe esserci un motivo più profondo, non è chiaro affatto. In genere non si creano dal nulla altri zodiaci per vedere se funzionano. In compenso vi sono altri sistemi simbolici nell'alchimia, nelle religioni e altrove, e non è detto che non funzionino altrettanto bene, ciascuno per le proprie finalità. Forse i simboli hanno una relazione intima con gli esseri che li esprimono, forse per un aspetto almeno sono addirittura una derivazione genetica.

Probabilmente si potrebbe stabilire un parallelo tra l'arte astrologica e le altre arti, per esempio la poesia, ma tale parallelo sarebbe una relazione estremamente complessa, tale da rendere arbitraria ogni troppo semplice classificazione. Oroscopo come maledizione della ragione: ecco una cosa in comune con la poesia. Non si dà infatti poesia senza irrazionalità, e un uomo intelligentissimo, che però confidi solo nella propria ragione, non scriverà mai un verso decente. Così pure son disposto a giocarmi una modica cifra che nessun elaboratore elettronico elaborerà mai, se non casualmente, saltuariamente, dati incontrovertibili sul passato o il futuro di una persona, poiché per quanto vi si accumulino dati, non si riuscirà ad ottenere la complessità psichica o genetica e soprattutto la singolarità mutante di un essere vivente. Che poi alcuni esseri umani possano scoprire passato e futuro di altri esseri umani, è chiaramente un'ipotesi, valida in ogni caso solo di tanto in tanto o per pochi che io non ho mai incontrato e che non saprei dove cercare. Non li cercherei tuttavia, devo confessarlo, tra gli astrologi; forse tra quelli del neolitico o del paleolitico, che però non ho mai avuto modo di conoscere, anche se non dispero di farcela.

In conclusione, dell'astrologia parlerei come di uno stimolante, di uno specchio che dà riflessi inconsueti. Analogamente a tecniche simili, come quella presente nello Yijing, (9) fornisce immagini e parole per riconoscere particolari storie. Mostra sintonie tra macro e microcosmo. Ma direi appunto sintonie in modo generico, non già tutte le sintonie. Direi quelle sintonie che riguardano i suoi simboli. Entrare nell'astrologia è entrare in un labirinto; si ha a che fare con muri specifici, non con tutti i muri. Usciti, non vi sono più muri né astrologia. Ma per uscire si deve entrare, e degli innumerevoli labirinti uno ve n'è, astrologico, che va bene ad alcuni e fa smarrire gli altri, come del resto tutti i labirinti. È un luogo in cui risuonano eco magiche, non ragionevoli, non normali, ma anche eco equivoche, false. Il buon astrologo forse le discerne, ma discernere è già influire.

L'oroscopo è uno dei tanti luoghi in cui gli esseri s'incontrano. La scienza dei loro rapporti è facoltà d'intuizione. Più acuta è la facoltà, più completa è la scienza. Le categorie astrologiche come modelli sociali. Ma l'uomo vero, centro del mondo, non confida nei modelli sociali, perché non ha bisogno di schemi o parametri per conoscere. Egli ha memoria: ricorda la natura propria di ogni cosa. Noi, cattivi spettatori, per poter avere memoria cerchiamo, increduli delle nostre stesse visioni, paragoni, categorie che ci confermino che non siamo ammattiti. In tal modo conosciamo un'esigua parte di ciò che vediamo. Il resto, che appare una sola volta, perlopiù lo ignoriamo. L'astrologia fornisce connessioni insolite, perciò ci lascia vedere, non più sole, cose che prima ignoravamo per non saperle identificare. L'identificazione che infine avviene è solitamente arbitraria, però qualcosa di tanto in tanto filtra ed arricchisce il corpo di memoria del nostro passato, il quale un giorno, forse, divenuto abbastanza ricco, ci riscatterà dall'oblio.

   

[7.VI.1983]

   

   

(1) Adelphi, Milano 1969.

(2) Rizzoli, Milano 1981.

(3) Tradotto per Armenia, Milano 1983, con il titolo Le forze occulte dell'universo.

(4) Cfr. Il dossier delle influenze cosmiche, Astrolabio, Roma 1974.

(5) Supernatura cit.

(6) Saggio sulla transe, Feltrinelli, Milano 1980.

(7) Cfr. Carlos Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio, Roma 1970.

(8) Tutte le previsioni, profezie, pronostici da me potuti verificare mi son risultati inesistenti, incerti, fasulli o talmente generici che avrebbero potuto andar bene in ogni caso. Del celeberrimo Nostradamus, non c'è una sola delle sue novecentoquarantadue quartine che sia stata interpretata in modo da coincidere con precisione incontestabile con un singolo avvenimento. Pure la notissima IX, 20 che riguarderebbe la fuga di Luigi XVI a Varennes, vista da vicino coi propri occhi non è un prodigio di chiarezza; e dato che l'identificazione non origina da un metodo preciso d'interpretazione, non vi è modo di dimostrare che per ciò in cui corrisponde non si tratti di un puro caso, neppur particolarmente strano (cfr. il testo in Carlo Patrian, Nostradamus. Le profezie, Mediterranee, Roma 1978. Vi è qui anche una sommaria storia delle varie interpretazioni di Nostradamus, da cui emerge chiaramente che i risultati non sono pari all'entusiasmo).

(9) Ovvero I Ching o I King, a seconda dei metodi di trascrizione. Yijing è la trascrizione in caratteri latini attualmente in uso nella Cina stessa. Cfr. la versione edita da Astrolabio, Roma 1950, dalla traduzione tedesca di Richard Wilhelm.

   

   

 

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