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LA SCOMPOSIZIONE DEL NOME
Dario Chioli
YHWH: Yod-Hé-Waw-Hé: il Nome si può scomporre, ma è forse
il Medesimo?
Scomposto, Esso è piuttosto il fondamento dei nostri discorsi. Ma tra i nostri
discorsi e il Nome vi è un salto infinito, perché il discorso fissa partenze e
arrivi, stabilisce dogmi di vario genere, linguistici, metodologici, infine
etici e teologici, e con tutto questo il Nome non ha niente a che fare.
Tra Dio e il dogma c'è il mondo dei mondi, tutta l'infinita serie delle
distinzioni da noi create, scelta tra infinite possibilità egualmente esatte,
egualmente errate.
Nessun saggio ha mai negato che dogmi e concetti siano solo approssimazioni.
Ora, basandoci su approssimazioni, come è possibile asserire che non esistano
altri modi di appressarsi al Fine?
Se vi fosse un unico modo, l'universo sarebbe rimpicciolito tanto da non poter
più corrispondere nemmeno al Nome, nonché a Ciò che Esso intende.
Ma il Nome non può essere pronunciato perché è composto di con-sonanti,
che vogliono vocali assieme alle quali con-sonare, così come dogmi e
discorsi non hanno una realtà indipendente, perché sono legati alle vocali
dell'esistenza, a ciò che non appare e che, tuttavia, con-suona con
quella consonante che è il pensiero, o con quell'altra che è l'etica, o con
quella ancora più vasta che è l'insieme di tutti ì moti cosmici.
Le diatribe e le lotte più o meno cruente hanno dunque tutte una tinta
demoniaca, sono tutte una colossale bestemmia, un tentativo di suicidio: per
esse Satanasso spalanca le ganasce e sogguarda i competitori con occhi maligni.
[20.III.1976]
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