Storie di Nasreddin.

Raccolte e rielaborate da Gianpaolo Fiorentini.

Saggio introduttivo di Dario Chioli.

>>  Libreria Editrice Psiche, Torino, 2004 <<

Pp. 128.

ISBN 88-85142-71-0

 

 


 

INDICE

 

NASREDDIN, UNA BIOGRAFIA POSSIBILE

 

Khoshk, khar-sâlèh e Nasreddin - Nascita di Nasreddin - Vita di Nasreddin - Morte e sepoltura di Nasreddin - Il nome di Nasreddin - Fortuna di Nasreddin - Le storie su Nasreddin - “Gemelli” di Nasreddin - La via di Nasreddin - Note

 

STORIE DI NASREDDIN

 

I - L’INFANZIA

Ragazzi intelligenti e adulti stupidi - Un usignolo senza esperienza - Colpa delle pesche - Solo una moneta?

 

II - IL MATRIMONIO E LA FAMIGLIA

Vai più in là - Il bambino piange - Il figlio che sta per nascere - Il mantello rumoroso - Che cos’è il matrimonio? - Troppi figli - La moglie preferita - Il nome della moglie - Bere ti fa diventare bellissima - Troppa gente nel letto

 

III - COMMERCIO E AFFARI

Asini a prezzo stracciato - Chi compra l’altra metà? - Chi ha più clienti? - Chi è il venditore? - Pagare per una merce non acquistata - Vendere nel posto in cui c’è più bisogno

 

IV - ASTUZIE E INGANNI

La carne o il gatto - L’asino trasformato in uomo - La corda e la farina - Pentole che figliano e che muoiono - Il chiodo di proprietà - Il pappagallo e il tacchino - Il gusto è lo stesso - L’uovo d’asino - La coperta contesa - Cinque piastre soltanto - Una casa con due porte - Nudi siamo venuti al mondo -L’asino che schiva le gocce - Una testa d’asino morto

 

V - I RAPPORTI CON GLI ALTRI

Il sermone del venerdì - Il forestiero e Alessandro il Grande - Per le questioni teologiche c’è l’imam - Soldi per l’elefante - Risposte diverse - Mangiare la propria roba - La monetina e la lauta mancia - Il tè condiviso - Di chi è la ragione - Di chi è la colpa - Ci sarà sempre qualcuno che ti critica - Il turbante che rende eruditi - La restituzione del debito - Mi serve una corda - A chi credi? - Era quello Nasreddin - Un gallo tra le galline - Obbligato a mangiare - Mangia, mantello, mangia - Il risarcimento trasferito - L’aceto invecchiato - La testa rimasta alla finestra - Gli amici degli amici - Non potevi dirmelo prima? - Il forestiero e il minareto - Ricordi come si fa? - È tuo il cibo? - Un vero mistero - Perché gli uomini sbadigliano? - La morte della moglie e dell’asino - Il trasloco - Che cosa si mangia in paradiso - La strada in cima all’albero - Un pasto magnifico - L’altra guancia

 

VI - IL RAPPORTO CON IL POTERE

È così che leggono gli asini - Che cosa non si fa per prudenza - La paura - L’ultimo desiderio - La solita storia - L’udienza - I registri delle imposte - Mille colpi di frusta - Quando non si smette di piangere - Correggere un errore - Non voglio vedere mai più la tua faccia - La verità - Il titolo onorifico ( I ) - Il titolo onorifico ( II ) - L’oca con una zampa sola - Sono buone le prugne? - L’oggetto sotto l’ascella - Il valore del principe

 

VII - IL RAPPORTO CON DIO

La spina nel piede - Adesso non ho più fame - Noci e zucche - La fede - Cammelli con le ali

 

VIII - AZIONI SAGGE O STUPIDE?

La lanterna - Scarpe o pantaloni? - Lezione di liuto - Il bue e i cavalli - La buca - Lo stagno - Qual è il mio asino? - Quante zampe ha il tuo asino? - L’asino perduto - Se dicessi la verità - Le rane salvatrici - Dove vuoi andare? - Scrivere con i piedi - Il prezzo di dieci giorni - Il gatto e l’accetta - Non c’è bisogno del mio aiuto - Il povero lupo - Sono io che ho la ricetta - L’acqua e lo yogurt - L’unica nota - Al posto del mio cane - La via di Dio o la via degli uomini? - Punizione preventiva - Perché qui c’è più luce - Il pollo e le piume - Zuppa d’anatra - Il ferro di cavallo - Proprio adesso! - In sogno - Tenere lontano le tigri - L’asino al contrario - Questa mattina aveva la testa? - Ritrovare qualcosa che si è perduto - La vergogna - In Cina - Cancellare gli errori - È secca la legna? - Cuoio e tintura - Mi hai mai visto prima? - Ogni volta ne manca uno - Il decimo devo essere io - Quanto lontano arriva la voce - Se ci fossi stato dentro io - Sotto la neve - Il lupo punito - Del peso in più - Il profumo delle fantasie - Una cattiva invenzione - Riprenditi la tua abluzione - La casa di Dio - Una sfida di intelligenza - La ripartizione dei compiti - Causa ed effetto - Un uomo di parola - Gli occhiali - La porta - Chi te l’ha detto? - Barbabietole e fichi - Se il fiume prende fuoco - Aspettiamo che rubi - Le mogli del gallo - Come faccio a saperlo? - Come ha fatto un cammello? - Svegliare la persona sbagliata - Spaventa mio figlio - Vado a chiamare il dottore - Restituiscimi il mantello - La destra e la sinistra - La luna nel pozzo

 

IX - LA SAGGEZZA

Meglio nella pancia che nella testa - Di chi sono i piedi? - L’infanzia del turbante - Morto o vivo? - Avaro o generoso? - I frutti del melo - Il sale e la lana - Provate voi stessi - La direzione inutile - Il sapone e il corvo - La luna e il sole - La gente buona e la gente cattiva - Non incontrare orsi - Domande difficili - Il giusto e lo sbagliato - L’equilibrio della terra - Perché il mare è salato? - L’acqua o il fuoco - L’asino volante - Saper scrivere e saper nuotare - Solo un povero pazzo - Il mal di testa - Le lune piene - Di qui a tre anni - È questa la prossima casa? - Niente da rubare - Oro e pietre - Allora piangerò - Il peto - Padri centenari - Da che parte devo voltarmi? - Se lo sapessi - Che differenza fa? - Il forno girevole - L’evidenza nascosta - La coda attaccabile - L’insegnamento dei vecchi - Il pesce salvatore - Il topo nella barba - La gallina e l’uovo sodo - L’esoterismo

 

X - LA MORTE

Il corteo funebre - Davanti o dietro la bara? - Quando ero vivo -

Solo perché il padrone è morto - Seppellitemi capovolto - Una tomba molto vecchia - L’angelo della morte

  


 

Da:

NASREDDIN, UNA BIOGRAFIA POSSIBILE

[trascrizione senza segni diacritici e senza note]

  

Khoshk, khar-sâlèh e Nasreddin

In una grammatica persiana del 1841, Mirza Mohammad Ibrahim definiva il significato di due espressioni usate dai persiani per indicare i bigotti: khoshk e khar-sâlèh.

Khoshk è il ramo secco, ed «in persiano è anche una metafora per quella gente superstiziosa che, per quanto concerne le cose di religione, è scrupolosa senza discernimento... “Khar-sâlèh” significa un asino pio. – Quest'è un'altra metafora, in persiano, per un ottuso, in cui una reale stupidità si combina con le forme esterne della devozione. Vale a dire che la sua follia è naturale e reale, mentre la sua pietà consiste solo nella mera imitazione e nello zelo cieco, senza alcuna discriminazione o giudizio relativamente a quelle azioni che rendono un uomo davvero pio e grato a Dio».

In nessun modo si potrebbe meglio descrivere ciò con cui ha rapporto la figura di Nasreddin, che di tale ottusità appare talvolta come la burlesca incarnazione talvolta come l'opposto, in tal modo comunque sempre rivelando la follia dei nostri atteggiamenti coatti e ripetitivi e indicando la necessità di una grande lucidità e prontezza, se vogliamo percorrere le strade del mondo senza incorrere in perdite irreparabili.

Questo poi vale tanto nella vita ordinaria quanto nel sentiero spirituale. In effetti, assumendo un punto di vista corretto, non vi è tra le due cose alcuna differenza.

 

Nascita di Nasreddin

Nasreddin è diventato una specie di icona popolare, ma è anche un personaggio realmente vissuto nel XIII secolo, a cui parecchie città turche si contendono l'onore di aver dato i natali.

Vi è anche chi lo dice vissuto alla corte del Khwârezm (odierni Uzbekistan e Turkmenistan) alla fine del XII secolo, o al tempo di Tamerlano tra XIV e XV secolo (vi sono molte storie su Nasreddin e Tamerlano), o ancora a Kûfa, sud dello `Irâq, nell’VIII secolo. Alcuni persino affermano che sia sepolto in Algeria e la sua tomba meta di pellegrinaggi.

Tuttavia il più vecchio racconto su di lui si trova nel Saltukname, opera sul derviscio guerriero Sari Saltuk Dede composta nel 1480 da Ebul Hayri Rumi per il principe Cem Sultan, che contiene varie storie e leggende popolari. Nel Saltukname si dice che Nasreddin «nacque a Shivrihisar e che i nativi di Shivrihisar erano famosi per il loro strano comportamento e ingenuità. Lo strano comportamento dei nativi di Shivrihisar è anche menzionato in un libro di racconti manoscritto che si trova nella Bibliothèque Nationale a Parigi. Questi documenti sono considerati prove della sua nascita in Shivrihisar».

Concordemente si esprime nella sua opera Mecmua-i Maarif Hüseyin Efendi, müfti (giureconsulto islamico) di Shivrihisar morto nel 1880, affermando che Nasreddin nacque nell’anno 605 dell’Egira (che va dal 16 luglio 1208 al 5 luglio 1209 dell’era cristiana) nel villaggio di Hortu presso Shivrihisar, cittadina dell’Anatolia centrale più o meno a mezza strada tra Eskishehir ed Ankara, e un po’ più lontana, a nord, da Akshehir (“città bianca”).

Siamo dunque nell’era del potere selgiuchide, quella di Mowlânâ Jalâl-od-Dîn Rûmî, grandissimo tra i mistici, di `Attâr, di Muhyiddîn ibn al-`Arabî, e del massimo poeta mistico turco, Yunus Emre.

La leggenda che Nasreddin conoscesse Tamerlano, invece, nasce dal terzo volume del Seyahatname (“Libro di viaggi”), opera in dieci volumi di Evliya Çelebi (nato nel 1611 ed ancora vivo nel 1683) che descrive i paesi componenti l’impero ottomano e alcuni limitrofi. In tale libro si dice che Nasreddin era di Akshehir, che visse al tempo di Murad I (1326-89) e di Yildirim Han (1389-1402), e che partecipò a riunioni di dotti alla presenza di Tamerlano. Sennonché questa non è una fonte attendibile. Ci dice infatti Alessio Bombaci che l’opera in Turchia non fu presa affatto sul serio, bensì vista come una raccolta di novelle, in quanto l’interesse curioso e appassionato e una grande capacità descrittiva vi si fondono «in definitiva con il più assoluto disprezzo per la verità».

 

Vita di Nasreddin

Nasreddin era figlio di Abdullah Efendi, imam del villaggio di Hortu, e di Sidika Hatun, e studiò nella scuola teologica (medrese) di Shivrihisar e nella scuola hanefita di Konya. Morto il padre divenne a sua volta imam del villaggio per anni, finché nel 1237 si trasferì ad Akshehir, dove studiò con famosi eruditi del suo tempo come Seyid Mahmud Hayrani (morto ad Akshehir nel 1268-69) e Seyid Haci Ibrahim. Pare che due vakifname (atti di pia donazione), scritti rispettivamente da Hayrani nel 1257 e da Haci Ibrahim nel 1267, riportino il suo nome.

Nel Saltukname si dice anche che Sari Saltuk fu discepolo di Hayrani insieme a Nasreddin, a cui avrebbe in un’occasione fatto visita ad Akshehir.

Successivamente Nasreddin divenne professore alla scuola teologica della città e funse anche da giudice (kadi), caratterizzandosi, se si sta a quanto se ne racconta, talvolta per la severità e talvolta per l’umorismo. Ebbe, si tramanda, una o due mogli, due figlie (di cui una di nome Fatima) e un figlio.

 

Morte e sepoltura di Nasreddin

Secondo alcuni Nasreddin «morì all’età di sessant’anni ovvero nell’anno 673 (A.D. 1274-75)», ma ragioni abbastanza solide indicano che morì piuttosto, come indica Hüseyin Efendi, ad Akshehir a 76 anni, nel 683 dell’Egira (che va dal 20 marzo 1284 all’8 marzo 1285).

«Grande attenzione - scrive Alpay Kabacali - ha ricevuto la data 386, che è stata trovata incisa su una lapide. In considerazione del suo senso dell’umorismo, la data è stata letta al contrario. Ora, l’anno 683 del calendario islamico corrisponde agli anni 1284-85».

Su tale epitaffio, ritrovato ad Akshehir, condusse ricerche Bursali Mehmed Tahir Bey, e fu Fuad Köprülü, in un suo libro in cui per primo si occupò di Nasreddin Hoca come personaggio storico, a darne notizia nel 1918.

Anche secondo Ibrahim Hakki Konyali, un altro storico, quello fu il primo epitaffio mai trovato che riguardasse Hoca. Lo stesso Konyali poi, mentre faceva ricerche sulle colonne della sua tomba, trovò un’altra iscrizione che dice: «La scrittura perdura, la vita è transitoria, l’uomo è peccatore, Dio è clemente. Questo fu scritto da Mehmed tra i soldati del grande Yildirim Bayezid nell’anno dell’Egira 796».

Ora, dall’aver trovato sulla sua tomba questo riferimento al 796 (1393-94) consegue che evidentemente Nasreddin morì prima, mentre il contenuto dell’iscrizione fa pensare che la tomba fosse da tempo meta di pellegrinaggio.

Un’altra lapide, trovata a Shivrihisar e successivamente trasportata dapprima al Museo Mevlâna di Konya e poi al Museo di Akshehir, appartiene alla figlia Fatima, e riporta la data 727 (1326-27), indicando così che morì 43 anni (44 del calendario islamico) dopo il padre. Si è poi trovato il nome di Nasreddin anche su un’altra lapide presso la sua tomba. Riflette lo stile selgiuchide ed è ora anch’essa al Museo di Akshehir.

Il monumento sepolcrale di Nasreddin ad Akshehir, di aspetto gradevole, sormontato da una vasta cupola a coste sostenuta da molte sottili colonne, ne ha sostituito, all’inizio del ventesimo secolo, un altro più antico che ancor meglio simboleggiava l’assurdità nella vita che egli si era tanto preoccupato di evidenziare da vivo e che addirittura, secondo taluni racconti, sarebbe stato costruito su sua indicazione: anch’esso a cupola, ma con sole quattro colonne; tre lati aperti; nel quarto, saldamente murata, una porta chiusa da un enorme lucchetto, ovviamente del tutto inutile secondo il comune intendimento; e nella tomba stessa un foro, da cui Nasreddin poteva seguitare ad osservare il mondo...

 

* * *

 

Da:

STORIE DI NASREDDIN

 

I - L’INFANZIA

 

Da bambino, Nasreddin aveva l’abitudine di porre domande molto difficili al maestro della scuola coranica. Un giorno il maestro non ne poté più e gli disse: “Ti ritieni tanto intelligente, vero? Sappi che i ragazzi intelligenti possono diventare dei veri stupidi da adulti”. “Che ragazzo intelligente dovete essere stato, maestro!”, disse Nasreddin.

 

Un usignolo senza esperienza

Nasreddin si arrampicò su un albero per rubare una pesca. Arrivò il proprietario del pesco, e gli disse: “Chi sei? Che cosa fai sul mio albero?”. “Sono un usignolo”, rispose il piccolo Nasreddin. “Se sei davvero un usignolo, fammi sentire come canti”, disse l’uomo. Nasreddin emise una serie di suoni orribili. “Non sei un usignolo” disse l’uomo, “gli usignoli non cantano così”. “È vero” disse Nasreddin, “ma io sono un usignolo ancora piccolo e non ho molta esperienza”.

 

Colpa delle pesche

Nasreddin si arrampicò su un albero per rubare una pesca. Arrivò il proprietario del pesco, e gli disse: “Chi sei? Che cosa fai sul mio albero?”. “Sono un usignolo”, rispose il piccolo Nasreddin. “Se sei davvero un usignolo, fammi sentire come canti”, disse l’uomo. Nasreddin emise una serie di suoni orribili. “Che canto orribile” disse l’uomo, “gli usignoli non cantano così”. “È vero” disse Nasreddin, “ma le tue pesche sono così acerbe che raspano la gola”.

 

Solo una moneta?

Un giorno, Nasreddin va a scuola carico di libri. Per strada incontra il sultano che gli chiede: “Dove vai, bambino, così carico di libri?”. “A scuola, signore”. “Bravo” dice il sultano, “eccoti una moneta per comprarti dei dolci”. “Non posso accettare”, dice Nasreddin. “Mia madre mi chiederebbe dove ho preso i dolci e penserebbe che li ho rubati”. “Dille che il sultano ti ha regalato una moneta”. “Anche così non mi crederà. Se il sultano fa un regalo, non regala una moneta: ne regala un sacco pieno”. Divertito, il sultano gli regalò un sacco pieno.

 

* * *

 

VII - IL RAPPORTO CON DIO

 

La spina nel piede

Nasreddin lavorava nella sua vigna quando una grossa spina gli entrò nel piedi. “Dio Misericordioso, ti ringrazio per non avermi fatto mettere le mie scarpe nuove”, disse Nasreddin.

 

Adesso non ho più fame

Nasreddin è caduto in totale povertà. Non mangia da giorni e giorni. Disperato, si rivolge a Dio: “Oh Misericordioso, dammi da mangiare o richiamami a Te. Preferisco morire che digiunare”. In quell’istante un grosso masso si stacca da un muro e sfiora Nasreddin, mancandolo di un soffio. “Grazie mio Dio” dice Nasreddin, “adesso non ho più fame”.

 

Noci e zucche

Nasreddin è stanco e si riposa sul ramo di un noce. Guarda in alto, e vede i rami carichi di noci. Guarda in basso, e sotto l’albero vede un campo di zucche. “C’è qualcosa di sbagliato”, riflette. “Rami così grossi per frutti così piccoli. Quelle grosse zucche dovrebbero crescere sugli alberi, e queste piccole noci dovrebbero crescere per terra, così il loro gambo non dovrebbe sopportare un peso così grande che lo costringe a strisciare”. Appena dette queste parole, si ode un piccolo schianto e qualcosa gli cade sulla testa. Nasreddin guarda: è una noce, piccola ma dura. Alzando le braccia al cielo, dice: “Oh Onnipotente, perdonami di averti criticato. Che cosa sarebbe successo alla mia povera testa se la noce fosse stata una zucca? Sei molto più saggio di me. Non dubiterò mai più delle Tue decisioni”.

 

La fede

Nasreddin stava decantando le virtù della fede. “Se la tua fede è così grande, ordina a quella montagna di muoversi”, lo sfidò uno scettico. Nasreddin si inginocchiò e si mise a pregare intensamente, ma la montagna non si mosse. Pregò ancora più intensamente, ma la montagna non ne voleva sapere. Allora si alzò e si incamminò verso la montagna. “Io sono un uomo umile, e la fede dell’Islam è molto pratica. Se la montagna non viene a Nasreddin, Nasreddin andrà alla montagna”.

 

Cammelli con le ali

Parlando alla comunità nel giorno della preghiera, Nasreddin disse: “Ringraziamo Dio per non aver dato le ali ai cammelli, altrimenti non avremmo un solo tetto sano”.