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LA CASA ROSA

Mirjana Zarifovic

  

Nel cuore di quella domenica così quieta che nemmeno le ore sembravano scorrere essendo diventate tutte un'unica chiara ora, dal letto su cui era ancora distesa udiva a tratti un flebile cinguettio di passero, e per una qualche grazia, poiché di fiori non ve n’era alcuno in quella stanza, sentiva il profumo dei ciclamini.

Sorrideva e restava distesa. Ormai da settimane stava accadendole qualcosa di inspiegabile: il suo corpo si andava rapidamente appesantendo senza mostrare variazioni di peso o di forma, e desiderava, non appena le era possibile, stare immobile e sola. In parallelo svanivano in lei tutti i moti dell’ansioso pensare, e si stava facendo quieta proprio nel centro del suo essere dove ora accadevano piccoli prodigi, e visite della Bellezza stessa. In uno stato simile nessuna preoccupazione poteva sorgere.

Tu casa misteriosa… diceva alla grande casa rosa oltre i campi, che con insistenza le tornava alla memoria, e attorno a cui, nel ricordo, correvano tre cani grigi che abbaiavano al sole.

Quel che so è in quel campo di grano vicino alla casa, diceva… allungandogli la mano prima ancora che lui dicesse: Vieni, vieni giù per il sentiero, sono io, sono Bruno dagli occhi inebriati, fui il primo che incontrasti dietro la casa, non temere, una è la vita con l’altra vita, torna ciò che ripudiasti…

e lei: ma nell’altra vita non posso ritornare… due volte in fiamme… Tu sentiero misterioso, ecco, nella casa rosa ora devo entrare… 

In legno e in pietra giaceva la casa rosa e Bruno chiuse la porta lasciandola lì, gravida di un peso sconosciuto.

   

* * *

   

La colonna roteava attorno al proprio asse. Sembrava uscire dal piano sottostante al pavimento e continuare a salire oltre il soffitto, dentro cui entrava. Roteando. Era d’argento e incisa a motivi floreali, del diametro di venti centimetri circa. In modo irregolare, vi erano incastonate gocce di corallo rosso, per la verità poche, e quasi tutte attorno alle strane maniglie mobili che verso metà altezza fuoriuscivano dalla colonna coperte di turchesi. Lei stava seduta in quella minuscola stanza dalle pareti di legno dove null’altro si trovava tranne un semplice tappeto.

Ora il suo corpo era nuovamente leggero, e anche se non sapeva in che modo avesse mai potuto portare in sé quella colonna, e addirittura darla alla luce, era certa che era avvenuto proprio questo.

Tu casa misteriosa… diceva, mentre, in piedi, afferrava le maniglie con i grossi turchesi, e mentre la colonna la attraeva nel suo vortice, gli occhi inebriati di Bruno la seguivano oltre il creato.

   

[2006]

   

   


Mirjana Zarifovic vive e lavora a Torino, ed è nata nel 1960 a Labin, l'italiana  Albona, cittadina dell'Istria che fu dapprima veneziana e poi di volta in volta austriaca, italiana, iugoslava ed infine croata. 
Ha esposto le sue opere pittoriche in diverse mostre collettive e personali: 1984, Chivasso, personale; 1993, Torino, collettiva; 1994, Torino, collettiva; 1995, Torino, collettiva; 1996, Torino, collettiva; 1997, Torino, collettiva; 1999, Torino, collettiva; 2000, Torino, personale; 2000, Torino, collettiva; 2001, Torino, personale.
Cinque suoi disegni di ispirazione esoterica illustrano il libro Percorsi nella qabbalà di Dario Chioli, edito nel 2000  da Magnanelli di Torino.
Ha partecipato all'iniziativa "L'ho dipinto con…" organizzata dal Comune e dalla Provincia di Torino.
Nel 2001 si è dedicata ad una particolare forma di scultura con i Giardini di Pietra.
In quanto scrittrice ha pubblicato su SuperZeko alcune delle sue poesie, il breve testo Dipingere visioni (che è stato tradotto anche in spagnolo: Pintar visiones), i Ricordi di Albona, e le prose Il tempo, Se avessi un pappagallo, La madre, Ptica, La casa rosa, I Viola.

   

   

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