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POESIE

Mirjana Zarifovic

  

  

Abisso amico,
mandorla d'oro nell'oscurità,
accenditi e 
fa' che arda tutto,
tutto ciò che non è lui.

   

   

Splende nero - corpo serpente.
Tu sole bruciante sarai
se lo tocchi. 

   

   

Chi è colei che appare all'alba
tra un mondo e l'altro?
Sulla soglia sta
formando una croce d'argento,
muta annunciatrice.
Su ogni braccio
reca cinque campanelle
gocce dal suono assoluto.
Per un attimo ferma tutto il mondo
e poi scompare in te. 

   

   

Come fosse nata da un'acqua
argentea e fiammata
come se una ninfa dei coralli
fosse
"sono la luna rossa"
la colomba nera alla colomba
bianca disse. 

Come fosse nata da un'alba
senza macchia
come se la stella più alta e 
più pura fosse
"sono oro che tesse l'amore"
la colomba bianca alla colomba
nera disse. 

E biancoenero, in alto
si involò,
dall'ignoto verso l'ignoto,
più lontano e ancora oltre,
su un lago dell'oltre la morte
si posò,
dove non c'è che un suono,
dove non c'è che quel che c'è,
dove non c'è mai stato altro.

   

   

Mi hai trovata che non respiravo,
nell'acqua galleggiavo,
lì, oltre il bosco stregato
dove crescono le rose. 

Mi hai trovata, vento furtivo,
nell'acqua galleggiavo
e di luna mi nutrivo. 

I miei occhi pieni di segreto
che non posso dire,
hai fatto aprire,
e subito una veste nera
ti colpì, coprendoti.
Vedesti te stesso senza sapere,
ma il sapere a chi vede
a che serve? 

"Prendi, prendi questo dono,
nel bosco dei coralli stregati nascondilo"
io dissi,
e subito un soffio nero 
mi colpì, coprendomi.
Vidi che il mondo era di luce
e l'infinito splendore mi accecava
ma il vedere a chi vede
l'invisibile
a che serve? 

Mi hai trovata che non respiravo
oltre il bosco segreto
dove crescono le rose,
vento furtivo. 

   

   

Dal centro di un vortice
dolce nell'acqua scintillando
in ogni attimo
io nasco
e protendo le mani
verso le tue
in ogni attimo
inutilmente 
riprovando. 

   

   

Lune, quel liquore verde
che versate lieve
mentre lei passa,
bella e nuda...
o Dio, lei è bella... 

Lune,
voi bianche lupe, voi giumente,
quel liquore verde
che bevo ogni sera
perché lei non sono,
perché non sono vera. 

   

   

Amiche, lucciole
sorelle,
o stelle, stelle
il mio cuore
liberatelo,
il mio cuore
alla purezza
votatelo,
amiche, o stelle
amiche, sorelle
fiamme, o belle
fiamme, fiammelle. 

   

   

Di un brigante che mi comprò
per cinque monete d'oro
ora sono prigioniera
ma mai fui così libera
come quando riposo
nel muschio delle sue mani.

   

   

La mente è vuota.
Ogni cosa giace in se stessa
libera da scopi.
E tu, tocchi la mia pelle di seta. 

   

   

In volo sopra di voi
o pioppi d'oro verde
mi libro
e vi porto rugiada
e vento
e il cielo vuoto
e il cielo avvolto
nei miei capelli
disfo,
e con le stelle nelle dita
ve lo dono
pioppi,
pensieri fatati. 

   

   

Per G. F.
 
È la voce che mi cattura
sprigionando antiche essenze,
e la tua già l'ho sentita:
di pesche e garofani
è intrecciato il suo suono,
e tutto cosparge di mite primavera
il suo fiore gentile. 

   

   

Non la vide mai
del tutto nuda.
Non la scoprì mai.
Ma quella volta,
una volta sola,
prese un rubino
dal fondo del mare,
dal fondo dei suoi occhi lo tolse
e lo seppellì per sempre
nel suo fianco.
No, lui non seppe mai.
Ma quando lei rideva
lui le prendeva le mani
e diceva:
o dio, o mio dio... 

   

   

Con te non parlo mai
ad alta voce,
non amo che la vita sotto
il sigillo.
È silenzio la freccia
tesa nell'arco dell'ignoto,
distilla dai cuori
un liquido vivo.

   

   

Vi darò il mio segreto più segreto
e anche il mio cavallino d'acqua,
tutti i miei nastri colorati
ed il pettine d'oro,
quello che una volta
vicino al pozzo persi
e poi, dove dormì un satiro
tra l'erba, ritrovai;
e vi darò le mie ali più belle,
e anche il sogno,
quello in cui si vede
la verità di ogni vita,
e vi dirò anche
come è che so 
quel che non si può sapere,
e se ancora non basta
vi dirò dov'è 
l'attimo che non cessa mai,
e se non basta
aggiungo, ecco,
la cintura ricamata
da una vergine d'acqua -
tra le fate è assai pregiata - 

ma lui, signore,
ditemi, lui chi è?
Due volte io lo vidi passare,
all'ora in cui il sole è più alto,
e una come me,
voi lo sapete, signore,
non deve incontrare
lo sguardo di un mortale
mentre attraversa la nostra valle.
Ma procedeva lento, signore,
il sole lo copriva d'oro in fiamme,
io vidi la bellezza non mortale
e il sole,
e lui alzò gli occhi,
oro in fiamme
e mi vide, 

vita e morte nell'immortale. 
Non so, signore,
se quel che ho vi basta,
ma ditemi, vi prego,
qual è il suo nome,
che mai potrò 
ad alcuno
rivelare. 

   

   

Permettimi di dormire
raggomitolata
sul tuo corpo
tutta una notte.
Al mattino  

(quanta luce)
prenderò la brocca,
carta e penna,
e andrò nel giardino
a scrivere della felicità. 

   

   

Ti seguo mentre avanzi
nella mia mente.
E un branco di lupi
mi circonda
a un tratto.
Sui miei polsi smaltati
ti chini,
e mi liberi. 

   

   

La mia nuova stanza,
quella che non ho,
l'ho dipinta di lacca turchese
fino a quasi metà muro
e poi più chiara verso l'alto.
E ora sto appoggiata
sul lucido colore
e mi penso nuova,
mentre piove luce, dalla finestra
nel mio cuore. 

   

   

La notte mi compone 
allunga i miei pieni
mi raccoglie dispersa 

e una sono e tutta intera
di pietra viva
lontana e vicina 
da te
se mi guardi
sono il ritmo
della lama che taglia l'istante. 

   

   

Perdonami
quando ti chiedo di non venire.
Perdonami
ma talvolta
in me stessa trovo
una più alta poesia.

   

   

Un addio troppo lungo
non è di mio gusto. 

   

   

Verso me stessa
da un calice all'altro,
e sono liquida.
Qualcuno berrà? 

   

   

L'avete vista
in bianco
gettare riso
ai gatti, ai colombi.

Colomba lei
aria lui. 

   

   

Non partiamo.
Ti prego, restiamo.
Tutto è troppo
nel darsi da fare
tutto è rumore
e superfluo è andare.

Tutto è già avvenuto.
E noi, non senti,
ricordiamo solo, 
quei passi
e quella vicinanza
senza sapore. 

   

   

Mi offrirono un amore
che non promette l'eterno.
Un ramo già spezzato.

Per questo la sera
io sto in parte
come di fronte ad un
muro
dove scivolano i gatti
ed è buio.
E come una striscia
di latte qualcosa
di strano
si fa strada
sulla mia mano,
e la giro,
e non vedo che quello,
quella mano
quelle calli
e quei gatti. 

   

   

Non è che 
un minimo evento.
L'affacciarsi
di una finestrella di luce
e il suo irradiarsi
breve.

Poi se la riprende
l'umido mattino. 

   

   

Dove lo specchio
si spezza
in piccole rose
io mi spezzo
in grano  e avena
e un uccello mi mangia
nella torre nera...

   

   

Una promessa feci
ma le fui avversa. 

   

   

È sceso nel mare
il tuo cavallo
e si sono addormentati 
nei boschi 
tutti i funghi
 
bianchi. 

   

   

In una sera d'estate
simile a questa
sei venuto
ed eri fresco fresco
come un limone
e alto come
il cielo.

   

   

Non ha porte la mia casa.
Solo scale.
E un grande cortile
di pietra.
All'alba vi passano i gatti.
E le anatre.
Il cielo si colora.
Una sola stella
splende a lungo
in punta.

   

   

Una stella
è caduta
nel lago.
E io
mi sono messa a correre
tutt'attorno.
Ma non vedevo bene,
non vedevo chiaro,
avevo sabbia
sulle ciglia. 

   

   

Quando pioveva era allegra, 
l'avete vista?
Girava attorno a se stessa
con lunghe braccia
aperte
come fossero ali,
la testa chinata
a destra,
rideva
e beveva quell'acqua.

La testa chinata 
a sinistra,
prendeva il volo
verso il fiume
ghiacciato. 

   

   

Si era impigliata
tra i rami.
Rami e labbra
ghiacciati.

   

   

Seguiva certi segni
tracciati sulla neve.
Non aveva altro da fare.
Non pensava che
a quello che c'era.

   

   

Scenderanno
dal cielo
due raggi
incrociati.
Il rigore
inciderà 
la bellezza.

   

   

Non sono nei contorni. 
In me stessa mi contengo.

   

   

Sulla collina
bambina
sorridi
sorridi ancora
e bacia
la ciliegia
e l'usignolo
che ti canta
sulla bocca. 

   

   

Vissi a lungo
su una scacchiera
bianca e nera.
Né fiori, né ruscelli,
solo un musico
talvolta
a porgermi un biscotto
a forma di cuore.

   

   

Se anche corressi
dieci e dieci
volte
sul tuo arco
ponte
confonderesti le sponde
invertiresti il corso
della tua acqua. 

   

   

Ridono le mie mani
e s'intrecciano alle tue. 

Scolpiamo uccelli
vivi nello spazio
tra di noi. 

   

   

Dio, ampia e infinita
tua strada polverosa,
solo per andare
solo per andare.
 
Ma tagliò l'altezza 
con la sua punta 
la stella
e lo spazio svanì.

   

   

Fuoco non ricordo.
Monti alti, aria tersa,
sapore ignoto
solo vedo,
come un'anima senza corpo 
in alto 
abitando.
 
Una tigre però
volevo essere, 
o un ghepardo, 
che nella corsa vola
seguendo fiumi di cristallo
e le sue prede
in estasi
sventra.

   

   

Veloci correranno
tre cervi nella foresta
come per rincorrersi
o incontrarsi
per una antica festa.
 
La luce si piega
ad angolo retto
su un bianco petto
dove nulla resta.

   

   

Frastagliato arco di rose
ora
nessuno lo abita.

   

   

Ma poiché il sole,
amore,
lo portavi
su ambedue le tempie...

   

   

Un evento d'anima
lo stare lontano.
 
Non mio, non tuo,
l'infinito freddo
di questo mare 
ostile, bellissimo.

   

   

No, non ti lascerò.
Vivrò sola su un disco d'oro
circondato da pini innevati,
stelle e cervi
i miei compagni.
 
Sii quieto,
per te non muterò,
senza forme
l'anima
sa migrare.

   

   

Quel mantello
con spilla a forma di luna
lo prendo,
da tempo già è stagione fredda
e lassù, amico,
a lungo forse dovrò
un nuovo sole aspettare.

   

   

Un ponte, un ponte
disse lei
- Verso dove?
disse lui.
Un ponte, solo un ponte.
 
Un cavallo, un cavallo
disse lei
- Per fare che?
Per nulla, per nulla,
perché rida al sole
e poi si muova splendente,
ghirlanda, stella tagliente.
Un cavallo, un cavallo.
 
Né spazio, né tempo,
né ponte, né cavallo,
ma fiamma, solo una fiamma.
- Perché?
Perché arda segreta in un luogo che non c'è.
 
- Ma non c'è il luogo che non c'è.
Una tigre vive in quel luogo ed è bella.
 
- Ma non può esservi la cosa.
 
Una tigre bella, 
una tigre da amare.
- Ma tu vaneggi, non ha senso,
non è reale!
 
Un ponte, solo un ponte.

   


Mirjana Zarifovic vive e lavora a Torino, ed è nata nel 1960 a Labin, l'italiana  Albona, cittadina dell'Istria che fu dapprima veneziana e poi di volta in volta austriaca, italiana, iugoslava ed infine croata. 
Ha esposto le sue opere pittoriche in diverse mostre collettive e personali: 1984, Chivasso, personale; 1993, Torino, collettiva; 1994, Torino, collettiva; 1995, Torino, collettiva; 1996, Torino, collettiva; 1997, Torino, collettiva; 1999, Torino, collettiva; 2000, Torino, personale; 2000, Torino, collettiva; 2001, Torino, personale.
Cinque suoi disegni di ispirazione esoterica illustrano il libro Percorsi nella qabbalà di Dario Chioli, edito nel 2000  da Magnanelli di Torino.
Ha partecipato all'iniziativa "L'ho dipinto con…" organizzata dal Comune e dalla Provincia di Torino.
Nel 2001 si è dedicata ad una particolare forma di scultura con i Giardini di Pietra.
In quanto scrittrice ha pubblicato su SuperZeko alcune delle sue poesie, il breve testo Dipingere visioni (che è stato tradotto anche in spagnolo: Pintar visiones), i Ricordi di Albona, e le prose Il tempo, Se avessi un pappagallo, La madre, Ptica, La casa rosa, I Viola.

   
   

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