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PTICA (*)

Mirjana Zarifovic

  

‘Ptica’ sta per ‘uccello’ in alcune lingue slave, ma così si chiama anche la ragazza che vive dentro un disegno. Questo disegno non è mai stato esposto e non è stato tracciato da mano umana, fu visto una sera da un pensiero. Si potrebbe anche dire che un elemento esterno quello sera era presente, ed era importante per quel pensiero che scoprì o forse creò Ptica. Era il vento e muoveva le tende sul balcone, e a sentirlo il pensiero vibrava.

Era il 16 dicembre, giorno per fortuna successivo a quello che da alcuni è considerato un giorno particolarmente infausto, il 15 dicembre. La notte trascorsa recava tuttavia ancora dense le tracce di un’energia assai aggressiva, e i sogni di coloro che nel sonno vedono la natura di quanto sta accadendo erano popolati di presenze nefaste e di impulsi di distruzione. Artigli di animali rapidi laceravano la carne di altri animali, e nel vuoto cadevano i piccoli corpi, sbranati e sanguinanti.

Seguì però un mattino quieto e il vento insolitamente caldo che si alzò rese quella giornata così limpida e luminosa da farla sembrare irreale. In un giorno come quello, vivere, sognare e morire erano cose simili se non uguali, e partire per un viaggio senza ritorno, partire verso la luce, partire perché c’è la luce, sembrava cosa desiderabile e per alcuni persino dolce.

Alla sera quindi, il pensiero scorse Ptica. Ma appena un attimo prima e quasi contemporaneamente udì il suo nome ed è probabile che il volto che poi apparve uscisse dai suoni stessi di quel nome: Ptica. Un grande volto trasparente, disegnato con poco colore e, ipnotiche, le piccole labbra dipinte di rosso. Su quelle labbra ci si doveva fermare, e imprigionati oltre non si procedeva. Gli occhi al contrario, guardavano grandi e aperti ma impossibile sarebbe stato trovare il centro verso cui erano rivolti. I tratti, finissimi e non privi di dolcezza, si componevano alquanto irregolari e i due lati del volto presentavano un’evidente asimmetria: la zona attorno allo zigomo destro e sotto all’occhio destro era tracciata in modo confuso come a voler suggerire un’irregolarità organica o una qualche malattia, della pelle probabilmente. Un volto deturpato quindi, anche se in minima parte, o forse no, forse solo troppo poco definito, come se qualcos’altro stesse per formarsi in luogo dello zigomo e mostrarsi inatteso. La ragazza ne sembrava consapevole e complice, ma allo stesso tempo sembrava volersene sottrarre, e da ciò risultava una sottile e inquietante smorfia, di sdegno, di lussuria, di disgusto, di rassegnazione e soprattutto, di infinita malinconia.

Quando il pensiero la scorse nella sera del 16 dicembre, ne rimase turbato.

   

Da allora la rivide ancora due volte. Al secondo incontro, era il tardo pomeriggio del 18 dicembre, pomeriggio di luce livida, all’apparire Ptica sembrò emanare un scintillio. Disse: Abitai in case dai soffitti bassi e muri tagliati in orizzontale. Mescolai vizio al veleno e quasi ne morii. Dio mi salvò imprigionandomi in questo disegno, o forse mi condannò, chi lo sa…

   

Trascorsero parecchi giorni, e alla fine di dicembre Ptica apparve per l’ultima volta. Era notte fonda, il pensiero era desto e inquieto quando lei si fece vedere, leggera come l’aria. Aveva proteso le mani in avanti e sulle braccia sembrava portare qualcosa in gesto di offerta. Lo portava come fosse un bambino amato, una creatura preziosa, ma a guardare bene era solo un velo di capelli lucidi e lunghi adagiato come un telo che lei non guardava. Disse senza muovere le labbra: L’angelo della misericordia non mi difese…

   

  [2005]

   

(*) Pronunciare ptìtsa.

   


Mirjana Zarifovic vive e lavora a Torino, ed è nata nel 1960 a Labin, l'italiana  Albona, cittadina dell'Istria che fu dapprima veneziana e poi di volta in volta austriaca, italiana, iugoslava ed infine croata. 
Ha esposto le sue opere pittoriche in diverse mostre collettive e personali: 1984, Chivasso, personale; 1993, Torino, collettiva; 1994, Torino, collettiva; 1995, Torino, collettiva; 1996, Torino, collettiva; 1997, Torino, collettiva; 1999, Torino, collettiva; 2000, Torino, personale; 2000, Torino, collettiva; 2001, Torino, personale.
Cinque suoi disegni di ispirazione esoterica illustrano il libro Percorsi nella qabbalà di Dario Chioli, edito nel 2000  da Magnanelli di Torino.
Ha partecipato all'iniziativa "L'ho dipinto con…" organizzata dal Comune e dalla Provincia di Torino.
Nel 2001 si è dedicata ad una particolare forma di scultura con i Giardini di Pietra.
In quanto scrittrice ha pubblicato su SuperZeko alcune delle sue poesie, il breve testo Dipingere visioni (che è stato tradotto anche in spagnolo: Pintar visiones), i Ricordi di Albona, e le prose Il tempo, Se avessi un pappagallo, La madre, Ptica, La casa rosa, I Viola.

   

   

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