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SE AVESSI UN PAPPAGALLO

Mirjana Zarifovic

  

Se avessi un pappagallo la mia vita sarebbe diversa. Anzi, sarebbe stata un’altra vita anche prima.

Se avessi un pappagallo lui sarebbe tutto azzurro o turchese con qualche piuma rosso fiamma. Non sarebbe un pappagallo che sa leggere, come dicono che certi siano in grado di fare, ma parlare sì, questo saprebbe farlo. Ciò nonostante non lo farebbe spesso. Saprebbe dire bene il mio nome, e lo direbbe ogniqualvolta qualcosa di nuovo stesse accadendo o stesse per accadere. Anche solo per un mutamento di luci nel cortile, o per un visitatore che sta per bussare alla porta. Saprebbe certo dire anche molte altre parole, come caffè, sole, ragazza, andare, ma la sua espressione preferita sarebbe – noi ridere.

Se avessi un pappagallo sarebbe sempre mattino, o sempre mezzogiorno o sempre pomeriggio. Al crepuscolo lui starebbe fermo sulla sua altalena di spago, e mangeremmo uvetta e latte e poi io andrei a dormire. Perché se lui ci fosse, la notte non ci sarebbe mai, o meglio io non potrei vederla. Mi alzerei ai primi raggi della luce, e non avrei bisogno di aprire o chiudere le finestre, perché vivrei in un luogo con un clima caldo e secco, e le notti sarebbero appena un po’ fresche e gradevoli al sonno.

Se avessi un pappagallo avrei anche un cortile con un bel prato e ci sarebbero fiori in primavera e in estate e anche alberi fioriti. Nel pomeriggio mi siederei sotto un albero grande a mangiare ciliegie e guardare i fiori. Se avessi un pappagallo uscirei poco, solo per andare a prendere le provviste nel paese, due o tre volte alla settimana, di più non ne avrei bisogno. Perché se Pablo, o Fjodor, o Principe, perché potrebbe forse chiamarsi in uno di questi modi, ci fosse, io non avrei mai bisogno di andare in giro a cercare quelle cose che tutti cercano e che in realtà prima o poi si capisce che non esistono. Starei sola nella mia casa con il mio giardino, il mio pappagallo e le stagioni.

Penso che se lui ci fosse, finirei per mangiare le stesse cose che mangia lui, o forse lui mangerebbe quelle che mangio io. In ogni caso, zucchero bruno, datteri, uvetta, semi di papavero, riso e latte ci sarebbero sempre.

Se avessi un pappagallo nel primo pomeriggio metterei talvolta dei fiori in una ciotola larga e bassa, come fanno le donne nelle isole lontane, lo farei per lui soprattutto, sapendo che ciò gli piace. Stando nell’acqua alcune ore, al crepuscolo i fiori emanerebbero un profumo intenso, e allora lui, non appena ne sentisse l’aroma, girerebbe velocemente la testa a destra e poi a sinistra e poi direbbe il mio nome. Io direi sì Pablo, o sì Fjodor, mentre il profumo si diffonderebbe tra le luci e le ombre del crepuscolo.

   

[2005]

   


Mirjana Zarifovic vive e lavora a Torino, ed è nata nel 1960 a Labin, l'italiana  Albona, cittadina dell'Istria che fu dapprima veneziana e poi di volta in volta austriaca, italiana, iugoslava ed infine croata. 
Ha esposto le sue opere pittoriche in diverse mostre collettive e personali: 1984, Chivasso, personale; 1993, Torino, collettiva; 1994, Torino, collettiva; 1995, Torino, collettiva; 1996, Torino, collettiva; 1997, Torino, collettiva; 1999, Torino, collettiva; 2000, Torino, personale; 2000, Torino, collettiva; 2001, Torino, personale.
Cinque suoi disegni di ispirazione esoterica illustrano il libro Percorsi nella qabbalà di Dario Chioli, edito nel 2000  da Magnanelli di Torino.
Ha partecipato all'iniziativa "L'ho dipinto con…" organizzata dal Comune e dalla Provincia di Torino.
Nel 2001 si è dedicata ad una particolare forma di scultura con i Giardini di Pietra.
In quanto scrittrice ha pubblicato su SuperZeko alcune delle sue poesie, il breve testo Dipingere visioni (che è stato tradotto anche in spagnolo: Pintar visiones), i Ricordi di Albona, e le prose Il tempo, Se avessi un pappagallo, La madre, Ptica, La casa rosa, I Viola.

   

   

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