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RIME ASPRE SENZA MUSICA

Alessandro Defilippi

  

Antonio Federighi, Duomo di Siena, Sibilla Eritrea

Alessandro Defilippi è nato nel 1956 a Torino, dove vive e lavora come psicoanalista. Ha pubblicato: i libri di racconti Una lunga consuetudine (Sellerio, Palermo, 1994) e Cuori bui e usanze ignote (Antigone, Torino, 2006); i romanzi Locus Animae (Passigli, Firenze-Antella, 1999), Angeli (Passigli, 2002) e Le perdute tracce degli dei (Passigli, 2008). Si occupa anche di sceneggiatura per il cinema, scrive recensioni, ed ha composto poesie fin dalla prima giovinezza. Cfr. su questo sito Poesie varie, Rime aspre senza musica, Dialogo poetico semiserio (scambio scherzoso di rime con Dario Chioli).

   

1.

SE MAI

Se mai sapessi
dove
questo vecchio amico dolore
è andato ad abitare,
se mai scoprissi, se mai trovassi,
lungo corridoi e steccati,
in patii fioriti e vecchi cortili,
in compagnia del morto amico Julio,
deliri odorosi
e sottili crudeltà,
della tua testa coronata di fiori,
della tua testa di Lesbia sperduta,
farei polvere della mia strada,
vino del mio domani,
seme della mia freddezza.

29.XII.1992

   

2.

SE NEL CENTRO

Se nel centro,
dal centro,
verso il centro,
muovesse questo pensiero;
se nel santuario
che lento ed incerto si costruisce qui ed ora
muovesse;
se ci fosse il coraggio,
se ci fosse la fede,
se esistesse il cerchio...

...A tentoni nel buio,
dio dei mille giri dei cieli,
a ciechi colpi nel vuoto,
diavolo nostro amante,
nostro signore,
nostra speranza,
nostra speranza,
nostra speranza...

30.12.92

   

3.

NELLA SOLITUDINE DEL DIO

Nella solitudine del dio
pare d'ascoltare
cose lontane.
O forse è solo
vecchiaia che farnetica.
Lascia le compagnie care
e ricorda
che solo il lento annerire
e schiarire dell'opera
ha valore.
Non abbandonare il santuario
per la luce tenera
della festa.
Quella luce non è ancora per te;
quella luce non è più per te.
Crisalide, pupa
ed ancora crisalide...
Quando mai,
se mai,
farfalla?

14-18.X.1993

   

4.

LENTE DONNE RUOTANO

Lente donne ruotano
intorno a me.
Tigri, leonesse,
pantere profumate.
Nella ferita sta la vita,
lunghi capelli,
nella ferita sta l'inizio.
"Sono le mie immagini a salvarmi"
(dicesti tu).
Sono le mie immagini a salvarmi.

18.X.1993

   

5.

NELLA SOLITUDINE STA L'INIZIO

Nella solitudine sta l'inizio.
Nel lavoro lento
e nel silenzio assordante.
Nel deserto ci muoveremo,
con carovane aride.
Della dolce danza
della speranza
non sapremo che dire,
poiché mai l'avremo veduta.
Nel deserto ci muoviamo,
tra carovane aride,
con carovane aride.

Il cacciatore ci guida,
cintura di stelle,
frescura notturna,
forse menzogna.

23.X.1993

   

6.

LA LUNGA SOLITUDINE

La lunga solitudine della notte.
Il lungo tormento
della malinconia e del desiderio.
L'attesa sempre protratta, finché
il cuore non scopra
che l'attesa è desiderio,
la solitudine giustezza,
e la malinconia
felicità.

Ma dopo lungo errare,
anche il cuore più ostinato
scoprirà
che destino e dovere
altro non sono
che lungo, coraggioso,
senza fine esausto e felice
cercare
felicità.

8-9.XI.1993

   

7.

E DUNQUE CAPIRE

E dunque capire.
E dunque fermarsi.
Nello slancio,
nella forma disegnata
dal corpo nell'aria,
arrestarsi,
ferirsi,
sbranarsi.
Nella vita morire.
Nell'amore,
povero fante di coppe,
indugiare e riflettere.
E nel buio improvviso
che scende, capire
che ogni amore
altro non è
che polvere del greto,
lacuna nel torrente,
vecchio amico serpente;
dimenticanza eterna
dell'amore.

27.XI.1993

   

8.

E POI MERLINO DISSE

E poi Merlino disse:
"Dolce Viviana,
amante mia,
mia giovinezza,
ecco:
questo è
il mio vecchio cuore,
addormentato come un animale
vecchio.
Prendilo nelle tue mani,
come un dono,
come il pacco
che nessuno mai volle.
Possa tu sbranarlo
e per sempre acquietarmi.
Possa tu sbranarlo
ed in questa mia morte
toccarmi.
Ed in questa mia morte
baciarmi.
Ed in questa mia morte
amarmi.

Dove sei, dolce Viviana
assassina?
Dove sei, fiore oscuro
del mio morire?
Dove sei,
o mia cercata ingannatrice?

Che io possa,
nel tuo grembo
riposare.

Che io possa
infine morire."

27.XI.1993

   

9.

L'UOMO FERITO TORNERÀ

E poi tornerà,
tornerà l'uomo ferito
a camminare. Sentirà
tepori e odori,
il suolo saldo sotto
le vecchie scarpe.
Ma non saprà dimenticare
il sordo lavorìo dell'ansia,
l'attesa, l'urgenza,
lo schiocco secco del fucile
che l'abbatté.

(Ora l'uomo ferito sa
che solo la morte potrà fermarlo
o il dio geloso.)

E così egli
come l'astuto duellante,
come la volpe tra l'erba d'autunno
sarà.

13-16.XII.1993

   

10.

E CERTO BASTA

E certo basta
un così lieve ricordo.
Il risuonare della tua voce
nella stanza della mente.
E mi manchi.

Un accento, una frase.
Un nome sulla carta geografica.
Il tuo odore,
il contatto ruvido d'un capello
in qualche dove
dimenticato.
E mi manchi.

Poco,
appena un poco del tuo buio,
la voce che risuona
nel tuo buio,
la voce del tuo buio,
la tua voce buia,
perché il mio cuore,
vecchio mulino dimenticato,
è tornato a vorticare
come un guerriero
di cento spade
e di cento anime.

E ricordo te.
E cerco te.
E penso di te.
E parlo con te.

E mi manchi.

Ed in ogni cantina,
per ogni fango,
oltre ogni sangue,
al di là della violenza
e della morte,

ti seguirò.

23.XII.1993

   

11.

QUANDO CALIPSO NON GUARDA

Quando Calipso non guarda,
Odisseo piega il capo
ed ascolta
il rallentato discorso del cuore.
Odisseo è stanco,
così stanco
da non poterne più
e perfino il desiderio,
(o mille volte incoronata
amante, desiderio...),
forse perfino il desiderio,
dunque,
come il mare,
finisce.

16.III.1994

   

12.

E A CHI MAI FU DETTO

E a chi mai fu detto
di ascoltare il senso oscuro
delle cose ed il fluttuare che il vento
conduce a noi
(come un diamante nero fu il vento)
ed il vento teso, in quella sala
sospesa sulle colline,
dove il vento divenne nero ed oscuro
(poiché nero ed oscuro sono
diverse qualità delle cose)?
E chi allora sentì
come il vento scendesse
oscuro fino a quella sala
e la rendesse oscura e buia
e come una zattera galleggiasse
sul mare in tempesta...

e poi io mi voltavo,
ed il vento oscuro saliva, e là in fondo, tu...

3.X.1994

   

Ombra nell'ombra, la tua magia si è sciolta, Merlino, fra i seni di questa donna, solo luce, ora potrai incontrare nei tuoi passi futuri, impronte d'amore.

Viviana

L. F., 22.IV.1995

   

13.

...E IVANO FOSSATI CANTARE

...e Ivano Fossati cantare, e
le fiammelle delle candele nell'ombra,
"sei una bestia" diceva abbracciandomi
e piangendo
per una gioia
troppo dimenticata...

1.VIII.1995

   

14.

LE VECCHIE FERITE

Una mano spezzata
ed il piede zoppo.
Anche il cuore è ferito,
e gli anni sono passati.
Gli anni come le perle
appoggiate al suo collo.

Ora tutti stanno qui,
intorno alla notte,
intorno al palco,
in piedi
ad osservare,
tutti in piedi
ad applaudire.

Ed io, vecchio acrobata,
giocoliere,
uomo di malinconia,
dolce vecchio serpente
che mai muore.

Mio vecchio amico,
serpente,
bacia la mia bocca;
insieme andremo
finalmente forse a morire,
ma ritti come un fuso,
ritti come
il nostro membro eretto.

Come la nostra anima
che mai tacerà.

1.III.1996

   

15.

IL CAPODANNO DEL DUEMILA

Il capodanno del duemila,
amore mio,
arriverà.
E noi saremo in piedi,
appoggiati alla notte
del duemila,
ed io sarò giovane
come te,
e tu vecchia come me,
e giocheremo con i bicchieri
di vino,
e con i bicchieri di vino
brinderemo,
ed io sarò
quello che non sono stato mai
e sempre sono stato,
e tu sarai quello che sei.

Ed il duemila
arriverà piano,
e ci sorprenderà,
stelle nel cielo notturno,
a danzare.

1.III.1996

   

   

 

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