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ULTIME ISTRUZIONI

Giancarlo Frassinelli

   

  Questi testi, faticosamente scritti a mano da Giancarlo negli ultimi tempi della sua vita (1994-1995), furono trascritti da Marilena S. e da Lorenzo V., ai quali debbo la mia copia. 

La versione di M. S. e quella di L. V. sono diverse. La prima è decisamente più vasta; la seconda, più breve, comprende solo parte di Attenzione e di Rilassamento e meditazione, con alcuni brani però che nella prima non compaiono o compaiono un po' diversi. La riporto per completezza, affiancata – per i capitoli corrispondenti – all'altra. 

I relativi titoli d'insieme, Ultime istruzioni e Istruzioni sull'attenzione, sono stati scelti da me.

Ho corretto qualche refuso, modificato qua e là la punteggiatura e aggiunto, tra parentesi quadre, qualche integrazione che mi è parsa indispensabile alla comprensione. In tre punti  (segnalati in nota) della versione M. S. ho invertito l'ordine dei paragrafi, e miei sono gli asterischi posti a separare brani che trattano argomenti diversi. Per capire la necessità di queste integrazioni, bisogna tenere presente le condizioni di estrema difficoltà psicofisica in cui queste note furono scritte e corrette.

È notevole che, nonostante ciò, esse, pur nelle loro imperfezioni formali, riescano comunque a trasmettere nozioni ed esperienze tutt'altro che scontate e banali. 

Poiché avviene senza fini di lucro, spero che gli eredi di Giancarlo non s'abbiano a male di questa pubblicazione, che del resto adempie il desiderio di Giancarlo stesso, che aveva scritto perché altri leggessero. Questo mi ha confermato Lorenzo V., che ringrazio per avermi dato lo stimolo di riprendere in mano queste note.

Per qualche notizia su Giancarlo, seguire questo link.

Dario Chioli
7.7.2007


Versione M. S.

PREMESSA - ATTENZIONE - RILASSAMENTO E MEDITAZIONE - OSSERVAZIONE DELLE EMOZIONI NEGATIVE - ESSENZA E PERSONALITÀ - UNITÀ E RELAZIONE

Versione L. V.

ISTRUZIONI SULL'ATTENZIONE


   

PREMESSA

   

Ho seguito per circa quaranta anni il «lavoro su di sé» secondo il metodo del sig. Georges Ivanovitch Gurdjieff, prima in Francia poi in Italia, sotto la direzione di alcuni allievi anziani del Maestro.

Dopo questo lungo periodo ripresi, molto più attivamente, la mia professione, migliorandone notevolmente la qualità.

Insomma stavo lavorando molto. Ma una sera (era domenica, di novembre), fui colpito da un male che mi costrinse all'immobilità. Caddi per terra e ci rimasi.

Dopo alcune ore, quando uscii dallo stato di coma in cui ero caduto, mi resi conto che la mia vita non c'era più. Come un mucchietto di foglie secche viene portato via da una potente folata di vento, così tutte le relazioni, e ciò che credevo fosse mio, la mia vita in questo mondo, era sparito definitivamente.

Mi sembrava di essere ancora me stesso, poiché la mia mente era la solita, la mia memoria ricordava, ma la mia vita non c'era più. Ero rinchiuso in un corpo che mi era diventato estraneo, tutti i collegamenti con il mondo esterno erano stati tranciati via.

Mi trovavo solo, in una specie di limbo, indefinito ma di certo sgradevole e penoso.

Durante la lunghissima e dolorosissima convalescenza, che chiamavano «riabilitazione», cercai di ricordare e di rivivere, procedendo all'indietro, tutti i fatti e le percezioni, gli stati d'animo e le sensazioni vissute.

Era come un tentativo di riconoscere e riavere nel ricordo quella vita che non c'era più.

Mi resi subito conto che questo processo si faceva indipendentemente dalla mia intenzione, e che potevo agevolmente risalire fino a pochi istanti dopo la mia nascita, che ricordavo nitidamente in ogni particolare. Mi resi conto che solo alcuni fatti e circostanze particolari si erano fissati [così] più profondamente nella memoria.

Questo accadeva regolarmente ogni volta che [per] una circostanza di vita, che si svolgeva nel mio ricordo, c'era stato parallelamente un mio stato di consapevolezza particolare, [quello] che nell'insegnamento viene chiamato «ricordo di sé».

Solo questi pochi istanti facevano parte della mia vita realmente vissuta; gli altri momenti erano solo nozioni piatte che non mi era possibile rivivere.

Insomma, interi anni di apparente vita vissuta, sommando i momenti vissuti parallelamente al «ricordo di sé», si riducono a pochi giorni di vita veramente e consapevolmente vissuta.

Pensai che la nostra vita è, in realtà, molto più breve di quello che crediamo.

Al di fuori di quei momenti [infatti] c'era solo qualcosa [di] simile al sogno.

   

ATTENZIONE
   

   

ISTRUZIONI SULL'ATTENZIONE
Versione trascritta da Lorenzo V.

   

La materia prima della ricerca è l'attenzione; dov'è la mia attenzione, lì sono io.

Questo l'ho sentito dire per tanti anni, però in tanti anni non ho mai sentito dare un concetto per definire l'attenzione. Mi sono reso conto che fermarsi a  un concetto sull'attenzione sarebbe rinunciare a comprendere e vivere l'esperienza di qualcosa di cui fan parte moltissimi aspetti di noi stessi, quasi tutti.

Attenzione è accorgersi. È un essere che rivela la sua natura centrale e primordiale perché è alla sorgente dell'universo. 

Quando nasciamo, la prima cosa che accade è accorgersi.

La materia prima della ricerca è l'attenzione; dov'è la mia attenzione, lì sono io.

Questo l'ho sentito dire per tanti anni, però in tanti anni non ho mai sentito dare un concetto per definire l'attenzione. Mi sono reso conto che fermarsi a  un concetto sull'attenzione sarebbe rinunciare a comprendere e vivere l'esperienza di qualcosa di cui fan parte moltissimi aspetti di noi stessi, quasi tutti.

Insomma [in] questa faccenda della ricerca non [si] può fare a meno di noi stessi.

Un fatto di grande importanza è trovare l'attitudine adatta davanti a questa ricerca e a queste parole sull'attenzione.

* * *

Un giorno – avevo tredici anni – feci la seguente esperienza.

Ero fermo all'angolo di una strada, al ritorno da una piccola commissione. Era estate, il sole al tramonto era una gran luce dorata. 

Improvvisamente mi accorsi che ero quello che si accorgeva. Questo fatto era unico. Unico nell'intero universo. Sentivo di essere la coscienza e chi sentiva la coscienza. Fu come un'esplosione, seppi con certezza che per tutta la vita avrei cercato quello. Così è stato e così è anche ora.

* * *

Insomma [in] questa faccenda della ricerca non [si] può fare a meno di noi stessi.

Un fatto di grande importanza è trovare l'attitudine adatta davanti a questa ricerca e a queste parole sull'attenzione.

Vorrei raccomandare a tutti i ricercatori di cercare di «sentire per gusto». Cioè [di] non concettualizzare eccessivamente e [di] non fare [solo] dei confronti tra concetti vari. 

Essere dunque semplicemente aperti e ricettivi. Per esempio: ci arriva il suono del mare, insieme ad esso percepiamo forse anche un profumo, forse un vento. Chi non ha mai fatto questa esperienza? Oltre a tutte le distinte cose che percepiamo, qualcos'altro ci tocca profondamente: così è «sentire per gusto».

* * *

I principali aspetti della nostra attenzione sono: intellettuale, emozionale, fisico-istintivo-motorio. Questo argomento è stato trattato in dettaglio nell'opera Frammenti di un insegnamento sconosciuto di Ouspensky, di cui consiglierei una lettura accurata. (*)

(*) Nel dattiloscritto originale questo paragrafo segue il successivo.

* * *

Si fissano alla nostra memoria i fatti e le percezioni vissute nei momenti di coscienza che sente di essere: «io sono».

Si può dire che tutti i momenti che viviamo realmente sono connessi a questa coscienza «io sono».

«Io sono» era lì in ognuno di questi momenti apparentemente casuali. Potremmo riassumere tutti questi istanti di presenza «io sono» come tutto ciò che abbiamo vissuto realmente.

Allora la nostra intera vita sembra molto breve. Pochi momenti reali. Il resto è tutto «sonno di veglia», come [un insieme di] diversi tipi di sogno e illusioni.

   

RILASSAMENTO E MEDITAZIONE
Un salto di qualità nella pratica del rilassamento

   

Ho cercato di rendere in queste poche annotazioni qualcosa di ciò che mi è stato insegnato, per l'utilità di qualche cercatore sincero. (*)

(*) Nel dattiloscritto originale questo paragrafo è al fondo del capitolo.

In tutti i sistemi, la meditazione è la base del lavoro, è lo strumento.

A sua volta, la preparazione alla meditazione è il rilassamento.

È più semplice spiegare che cosa non è la meditazione, che spiegare che cosa è.

[Quanto al rilassamento,] più che di rilassamento delle contrazioni, parlerei di distensione delle tensioni.

Qualcosa che è teso si può distendere.

Una volta rilassato il corpo fisico, si noteranno sicuramente delle tensioni che permangono e che hanno origine non fisica ma psichica.

Un rilassamento profondo, come quello che prepara il processo di meditazione, è rilassamento fisico, dell'intelletto, dell'emozione  e dell'istintivo. Cioè di tutto l'insieme. Si tratta di sciogliere tutte le tensioni e anche di allontanarci dalle forme di queste tensioni, come se la loro «causa esterna» non esistesse più.

Questo non inizia necessariamente da una formulazione mentale. È un movimento completo verso il «lasciare andare» e l'aprirsi. Si può anche parlare di intuizione, che è un'unità che scaturisce dalla collaborazione e comunicazione tra tutti i centri.

Così sperimentiamo la «calma».

La calma non è semplicemente assenza di agitazione. È una sostanza che si diffonde per tutto il corpo, qualcosa «che teniamo e che ci tiene», qualcosa come luce e calore. Per capire bene occorre provare e provare.

Credere di essere il corpo è la nostra identificazione di base, che ci tiene nel sonno e ci impedisce di cambiare livello di coscienza, cioè [di] risvegliarci.

Molte persone, sovente, chiedono chiarimenti sui termini che usiamo, come interiore (interpretato come interno al corpo) ed esteriore (interpretato come esterno al corpo).

Questa interpretazione deriva dalla convinzione di essere il nostro corpo, che è l'identificazione di base. (*)

(*) Nel dattiloscritto originale questo paragrafo segue il successivo.

L'esperienza della meditazione ci fa sentire praticamente ciò che è veramente interiore e ciò che è veramente esteriore. Un valore, una qualità, [in effetti] non sono rintracciabili spazialmente. L'esistenza di un cerchio o di un punto è indipendente dal fatto che venga tracciato con una penna, materialmente.

Nella meditazione, lo spazio in noi «liberato» può liberamente ricevere delle impulsioni dalle sfere più alte della nostra Essenza, sfere dette propriamente divine.

Di qui iniziano la vera trasformazione ed evoluzione umana.

Non si possono fare delle previsioni in merito. Accontentiamoci [intanto] dei nostri reali limiti, che ora possiamo misurare più concretamente, sopportiamo il nostro ruolo umano e lavoriamo coscientemente. Siamo grati di aver vissuto delle esperienze e continuiamo a lavorare coscienziosamente. E questo è tutto.

* * *

Vorrei raccomandare a tutti i ricercatori di cercare di «sentire per gusto». Cioè [di] non concettualizzare eccessivamente e [di] non fare [solo] dei confronti tra concetti vari. 

Essere dunque semplicemente aperti e ricettivi. Per esempio: ci arriva il suono del mare, insieme ad esso percepiamo forse anche un profumo, forse un vento. Chi non ha mai fatto questa esperienza? Oltre a tutte le distinte cose che percepiamo, qualcos'altro ci tocca profondamente: così è «sentire per gusto».

* * *

I principali aspetti della nostra attenzione sono: intellettuale, emozionale, fisico-istintivo-motorio. Questo argomento è stato trattato in dettaglio nell'opera di Ouspensky, di cui consiglierei una lettura accurata. 

Così ci sono tre flussi di attenzione funzionanti in noi. Allora ogni cosa che passa in noi di queste tre attenzioni va riconosciuta, osservata e «gustata».

In una seconda fase si tenterà di distinguere il movimento delle tre attenzioni e uno stato di base dell'insieme. 

Anche durante la nostra giornata ordinaria ci sono momenti in cui ci sentiamo in una condizione di «insieme» e siamo relativamente coscienti. Possiamo chiamarla la nostra «presenza», in cui integriamo tutto.

Così ci sono tre flussi di attenzione funzionanti in noi. Allora ogni cosa che passa in noi di queste tre attenzioni va riconosciuta, osservata e «gustata».

In una seconda fase si tenterà di distinguere la massa delle tre attenzioni nelle loro relazioni e reazioni, ed uno stato di base dell'insieme. 

C'è uno stato di base in cui le cose sono quelle che sono e in cui non cerchiamo nulla di speciale.

In questa condizione possiamo sentire che persistono delle tensioni più o meno profonde.

Più cerchiamo di rilassare, mantenendo questo senso di insieme, più si manifesterà una diffusione nell'intero organismo di qualche cosa che diviene il senso «io sono», cioè «la consapevolezza di me stesso».

C'è uno stato di base in cui le cose sono «così come sono». Un insieme.

Sarebbe come guardare un prato senza analizzare tutte le erbe che lo formano.

Ci sono anche durante la nostra giornata ordinaria momenti in cui sentiamo la nostra attenzione nell'«insieme». Rifluiscono e si armonizzano formando questo stato di base [che] ci sembra di essere noi.

Distinguere tra i vari ruoli dell'attenzione è uno stato d'insieme che è più tranquillo e pacifico.

* * *

A questo punto va bene fornire alle persone interessate un qualche strumento come aiuto. Così iniziamo a parlare di rilassamento.

Tutti possono capire che cosa è un rilassamento muscolare. Molti possono anche capire che esiste un rilassamento che riguarda un substrato più profondo: quello stesso stato d'insieme che comincia a percepire e [...] a delle tensioni più o meno profonde.

Più cerchiamo l'insieme e il rilassamento e l'attenzione [su] di esso, più questo piano di base si amplia e si pacifica.

Questa percezione d'insieme diventa gradualmente il senso «io sono».

La consapevolezza di me stesso.

La risposta alle domande come continui il rilassamento, cosa ci sia oltre eccetera, viene da questa diffusione che potremmo chiamare «calma».

La calma non è semplicemente un'assenza di agitazione; è una sostanza, è una presenza, che prima non c'era in noi e poi appare, come una luce nuova che si diffonde spontaneamente nel corpo. È qualcosa che teniamo e allo stesso tempo «ci tiene».

Se un piccolo nucleo di persone sinceramente interessate vogliono realizzare queste condizioni di base, possono trovare un luogo adatto e un'attitudine adatta.

La risposta alle domande come continui il rilassamento, cosa ci sia oltre eccetera, viene da questa diffusione e da questo insieme. Che è qualcosa che teniamo e allo stesso tempo «ci tiene».
Per cominciare si può sperimentare un po' di rilassamento, come si riesce. Nei primi periodi incontreremo certo delle difficoltà: una certa passività, fino alla sonnolenza, pensieri vaganti, inquietudini emozionali eccetera. Ma si può sempre ricominciare da capo a partire da questa consapevolezza «io sono», includendo tutto nella condizione dell'insieme, integrando tutto nel raccoglimento raggiunto.

Per cominciare si può sperimentare un po' di rilassamento, come si riesce. 

La calma non è semplicemente un'assenza di agitazione; la calma è una sostanza e una presenza che prima non c'era in noi e poi appare, come un nuovo fiore.

Lo studente dovrà ogni giorno provare attraverso un po' di rilassamento esteriore a richiamare tutte le sue attenzioni e percepire il suo insieme per qualche momento.

Lasciare poi diffondere: questo è rilassamento più interno.

Se un piccolo nucleo di persone sinceramente interessate provano a realizzare queste condizioni di base, possono trovare un luogo adatto, un'attitudine adatta e iniziare a provare raccoglimento e rilassamento, che devono essere portati avanti insieme..

Nei primi periodi incontreremo certo delle difficoltà: una certa passività, fino alla sonnolenza, pensieri vaganti, inquietudini emozionali.  Ma riprendendo emozionalmente, ecco, la percezione dell'insieme e del senso «io sono Tutto» si stabilirà nella base dell'insieme e della presenza – l'insieme pacifico.

La strada è indicata. Percorrendola, scoprirete che gli ostacoli sono passività, pigrizia, dispersione, illusione su di sé, fretta, negatività.

Se li vedrete da vicino con gli occhi bene aperti vedrete di essere una menzogna.

Poi l'insegnamento vi parlerà nel silenzio, così avrete trovato un buon maestro.

La vita stessa vi darà delle comprensioni; se le riceverete potrete crescere. Integrerete ogni cosa nella vostra presenza raccolta.

 

La strada è brevemente  indicata. Percorrendola, scoprirete che gli ostacoli sono voi stessi, e che non vi conoscete. Gli ostacoli sono pigrizia, passività, illusioni su di sé, dispersioni e negatività, fretta.

Se li vedrete da vicino con gli occhi bene aperti vedrete di essere una menzogna.

Poi l'insegnamento vi parlerà, così avrete trovato un buon maestro.

Poi la vita stessa vi darà.

Voi riceverete e così potrete crescere.

In questi pochi termini, ho reso qualcosa di ciò che mi è stato insegnato per l'utilità di altri esseri, se [sono] dal cuore sincero.

G. F.

   

OSSERVAZIONE DELLE EMOZIONI NEGATIVE

   

Continuiamo ogni giorno a ritrovare rilassamento e consapevolezza e a ricostituire quella calma di cui abbiamo parlato.

Possiamo provare ad osservarci anche durante le manifestazioni delle nostre emozioni negative. Scopriremo di avere in noi delle tendenze del tutto contrarie alla ricerca della verità, tendenze che possono essere per esempio: implacabile egoismo, orgoglio, avidità, vanità eccetera.

L'allievo dovrà essere capace di una osservazione molto imparziale e profonda ed essere disposto a una totale sincerità verso se stesso.

Nell'osservarci nella manifestazione delle emozioni negative, vedremo nascere un rifiuto di riconoscerci in quelle tendenze, vedremo il sorgere di scuse, alibi, mascherature. La velocità con cui tutto ciò avviene lo rende difficile all'osservazione, e la stessa velocità rivela un modo di «mascherarci e nasconderci a noi stessi».

Ci troviamo così a vivere una situazione contraddittoria e paradossale, quella di volere la verità portandoci però dietro le nostre tendenze radicate che sono il contrario della verità.

Solo un allievo sostenuto da una calma imparziale potrà discernere e risolvere la situazione contraddittoria. L'insegnamento ci dice che solo la frizione tra un e un no ci darà l'energia necessaria per continuare. L'allievo dovrà essere capace di discernimento e osservazione profondi, [di pervenire] alla radice dei suoi attaccamenti e trasformare i disagi e le sofferenze che nasceranno in una forza.

A questo punto l'allievo ha bisogno di un grande aiuto. Lo troverà aprendosi a un livello superiore, che esiste in noi stessi, poiché ognuno lo porta dentro di sé. Con questo aiuto vedrà tutto complessivamente, non ci sarà più bisogno di voler osservare ma sarà quel livello ad osservarci.

Questo sarà il suo primo gradino.

   

ESSENZA E PERSONALITÀ

   

L'insegnamento, come viene spiegato da Ouspensky, mette in evidenza un fatto speciale che è proprio dell'uomo.

Dice che l'uomo con i suoi tre centri emozionale, fisico e istintivo-motorio, più due centri superiori, emozionale superiore e intellettuale superiore, è nel suo manifestarsi diviso in due.

Queste due entità vengono chiamate Essenza e Personalità.

L'Essenza è ciò che è proprio a noi stessi, ciò che è così come siamo nati.

Ci sono anche delle tendenze non ancora chiaramente sviluppate, di cui noi siamo solo semicoscienti. La psicologia ordinaria chiama questo: «subcosciente». La soluzione sta nel fatto che tutto dovrebbe divenire consapevole, tutto dovrebbe essere integrato con la presenza «io sono».

Questo è conoscersi interamente. Se tutto è cosciente, il subcosciente non c'è più.

Non dobbiamo credere che la Personalità sia male e l'Essenza sia bene; [quest'ultima] è solo più autentica.

Per esempio, una persona feroce e crudele: questo c'è anche nella sua Essenza.. Noi siamo ambedue, anche se fatichiamo a procedere insieme. La Personalità sa fare parecchie cose pratiche che ci sono utili nella vita, solo che dovrebbe accettare il suo ruolo di servitore e non pretendere quello del padrone.

Le influenze superiori e l'evoluzione sono solo per l'Essenza; la Personalità non può evolvere, può solo complicare.

Se i desideri e le tendenze latenti attraverso la Personalità cominciano a mescolarsi con l'influenza benefica del lavoro interiore, cominciano ad apparire strani inconvenienti: discordie, scissioni e disgregazioni.

Si arriva a una situazione paradossale, come abbiamo già accennato: desiderare sinceramente la nostra unità e la nostra evoluzione e allo stesso tempo persistere nei vecchi difetti e fare tutto il contrario di quanto avevamo creduto di desiderare sinceramente.

Nei testi tradizionali del cristianesimo possiamo scorgere evidenti richiami a questa situazione. Per esempio ciò che Cristo diceva ai farisei: «Siete come sepolcri imbiancati». In tutte le tradizioni sono stati lasciati per noi dei messaggi, quasi come un'eredità. Un altro esempio, un messaggio assai noto: «Amate gli altri come voi stessi».

Una grande guida, ora scomparsa, suggeriva di provare cominciando dai vegetali, piante, fiori ecc. poi con gli animali ecc. Per il nostro prossimo è più difficile...

Se continuiamo ad osservarci e proviamo a portare l'osservazione nella nostra vita e durante le manifestazioni delle nostre emozioni negative, vedremo più chiaramente le tendenze nascoste in noi.

Le tendenze possono essere: superbia e disprezzo per gli altri, egoismo spietato, invidia, tendenza a nascondere le cose peggiori e a mascherarle rapidamente come qualità positive. In questo abbiamo un'abilità e [una] velocità diabolica.

L'influenza del lavoro interiore viene ricevuta anche dalla Personalità, che la usa per sviluppare ancor più certe sue tendenze e sue mascherature. Questo dà luogo a fatti gravi: confusione, conflitti e scissioni.

Qui abbiamo bisogno veramente di essere aiutati, la nostra coscienza deve operare una «conversione», distogliersi dagli interessi esteriori e rivolgersi verso le energie superiori, sacrificando i nostri desideri e punti di vista personali. Allora queste energie superiori ci verranno in aiuto.

La frizione tra elementi contraddittori in noi ci farà soffrire, ma questa sofferenza produrrà una nuova energia, necessaria per poter procedere.

Allora la direzione dei nostri sforzi sarà maggiormente rivolta verso l'energia benefica che ci giunge dall'alto, che non dobbiamo fabbricare per il semplice fatto che c'è già. Qui è possibile, finalmente, distaccarsi dalla falsa idea di sé che ci ha sempre ostacolato. Un nuovo inizio ci attende, e una nuova vita.

È scritto che quando nel Paradiso Terrestre Dio chiamò Adamo, Adamo corse a nascondersi perché aveva visto di essere nudo e si vergognava. Così noi facciamo come Adamo.

Nell'osservazione, da principio crediamo che quella di osservare sia una nostra iniziativa. poi ci accorgiamo che non è esattamente così. Quando saremo più aperti, nel nostro psichismo noteremo che è qualcosa di noi stessi, ma più alto di noi, che ci osserva. Dall'alto sentiremo questo «sguardo» su di noi e sentiremo che non dobbiamo nasconderci.

Allora la direzione dei nostri sforzi sarà maggiormente rivolta all'energia benefica che ci viene dall'alto, che ci imbeve e trasforma. Qui è possibile finalmente distaccarsi dalla falsa «idea di sé» che ci ha sempre ostacolato. Un nuovo inizio ci attende, e una nuova vita.

Riassumo e affermo categoricamente: non [bisogna] usare i benefici del lavoro interiore e ciò che ne riceviamo per i nostri interessi personali.

   

UNITÀ E RELAZIONE

   

Quando l'Essenza, continuando con lo stato di distensione profonda e il raccoglimento, nella meditazione ritroverà la sua Unità primordiale, tutto verrà integrato in questa Unità. Non vi sarà più identificazione, l'Essenza sarà cresciuta e unita (cristallizzazione), [e] quando sarà totalmente ricettiva e aperta troverà un contatto con la sua dimensione spirituale.

Si ricordi che il centro superiore emozionale e il centro superiore intellettuale sono già completamente sviluppati, e che essi rappresentano il nostro livello superiore, divino. Quando l'Essenza realizzerà questo livello spirituale, troverà una relazione attraverso un suo asse centrale, dal piano umano allo stato divino vivente in noi.

A questo punto ci sarà una trasformazione. Anche il lavoro cambierà. Tutti i nostri sforzi ed energie si orienteranno per continuare a mantenere questa relazione.

In tutte le tradizioni – islamica, induista, cristiana, buddhista, taoista – questa relazione è fondamentale.

Questa relazione si stabilizzerà, diverrà una vera e propria comunione.

Questo è lo scopo di tutte le ricerche.

Si dice che un uomo, più procede nella sua evoluzione più ha necessità di energie sottili. Questo è per poter stabilizzare questa relazione con il suo essere superiore.

In molti testi si parla di un lavoro di trasformazione delle energie grossolane (spesse) in energie superiori (sottili): vedere nei Frammenti di Ouspensky gli idrogeni, la trasformazione dello spesso in sottile. Vedere i riferimenti all'alchimia interiore.

Così in futuro il nostro lavoro sarà questa alchimia interiore; quello presente ora [ne] è la preparazione.

Ci attende un nuovo inizio, e una nuova vita.

      

      

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