www.superzeko.net  

Sommario del sito

GIANCARLO FRASSINELLI

Dario Chioli

   

Fotografia di Giancarlo Frassinelli

   

UN RICORDO

   

La persona da me conosciuta che più assomigliasse a un "guru" era senz’altro Giancarlo Frassinelli (nato il 1° novembre del 1927 e morto il 19 maggio del 1995), che io e mia moglie avemmo la fortuna e l’onore di frequentare nell’ultimo periodo della sua vita.

Mai svanirà dalla mia memoria l’immagine di Giancarlo che la sera di Natale del 1992 entrava in casa nostra con grande calma, teso tuttavia a interpretare, a leggere con tutto il suo grosso corpo la casa in cui si stava introducendo e coloro che l’abitavano.

Divenne un nostro ospite fisso finché un seguito di circostanze drammatiche lo trassero alla malattia (il 14 novembre del 1993 ebbe un ictus che lo rese emiplegico e ne compromise in qualche misura la lucidità) ed alla morte (vittima di uno squilibrato che lo accoltellò), ponendo termine ai suoi progetti ed alle sue ipotesi di un nostro coinvolgimento in essi.

Era infatti una delle tre guide dei gruppi dei gurdjieviani di Torino, che a suo avviso ristagnavano, e lui pensava di porre rimedio alla cosa fondando una sorta di gruppo interno ristretto, con aderenti di maggior vaglia e impegno.

Era un eccellente pittore, ed un magnifico serigrafo, e soprattutto era un uomo che "pesava", pieno forse di difetti, ma di grande intensità, aperto e curioso come un bambino, capace di mantenere un colloquio di molte ore senza mai scadere di livello.

Amava moltissimo i dolci ed i bambini, e ben lo dimostrava mangiando qualsiasi prodotto zuccherino in smodate quantità e giocando con nostra figlia Eleonora, che lo chiamava "la sua montagna" mentre gli si arrampicava addosso.

E quanto a questi suoi amori, ho notato con gli anni che sono spesso propri degli uomini che hanno qualcosa di vero, mentre gli ipocriti, quasi sempre, assumono tratti più austeri.

   

"BISI BAK" E LA GANAPATYUPANISHAD

   

Nel 1993 tradussi la Ganapatyupanishad su sollecitazione di Giancarlo, che ne voleva fare il commento ad una sua serie di tavole - bellissime quelle che furono completate - che vedevano come personaggio principale uno strano elefantino di nome Bisi Bak, che altri non era che la trasposizione pittorica di Giancarlo stesso.

Avendogli io ricordato che in India simbolo della sapienza era proprio un dio dalla testa di elefante, ovvero Ganesha (=Ganapati), insistette che gli traducessi dal sanscrito un testo che ne parlasse e potesse essere abbinato alle sue tavole. L'idea mi piacque e gli tradussi questa upanishad. La mia traduzione peraltro non era un granché, l’avevo fatta troppo in fretta e conteneva un congruo numero di errori di traduzione, che solo in seguito provvidi a correggere.

Quanto al progettato connubio pittorico-sapienziale, non ebbe infine modo di attuarsi, perché Giancarlo di lì a poco iniziò un doloroso processo che si concluse nella sua morte.

Mi ricordo il suo convinto entusiasmo quando, a lui così goloso, lessi il passo dove si dice che:

"Colui che sacrifica con mille dolci, quegli raccoglie il frutto desiderato".

E mi sembra di vedere lui, o il suo Bisi Bak, quando mi soffermo:

"sull'amabile, dal ventre prominente, dalle orecchie simili a ventagli sventolanti".

   

TRE MIE POESIE SU DI LUI

   

Essendo stata quella tra Giancarlo me e mia moglie una relazione di notevole intensità, la sua malattia prima e la sua morte poi mi ispirarono tre poesie, due in piemontese ed una in italiano.

Perché usassi il piemontese non saprei dire appieno, probabilmente per sfuggire a quel tanto di "teorico" ed "artificioso" che troppo spesso contraddistingue gli scritti che hanno per oggetto una ricerca spirituale, perché certo tale ricerca era il perno e la ragione della nostra frequentazione.

L’uso di tale lingua "familiare" mi permise di aggirare l’artificiosità retorica, oltreché mi ha sempre affascinato trasporre in una lingua così concreta, fattuale, come il piemontese, tematiche che mai lo ebbero come lingua d’uso.

La prima poesia fu letta e riletta a Giancarlo, che molto l’apprezzò. La seconda, in italiano, non la vide mai, come ovviamente non poté vedere quella composta per la sua morte, che spedii alla sua compagna perché la recitasse ad alta voce in suo omaggio.

Date le circostanze drammatiche della sua morte, corsero su di lui voci scandalistiche del tutto infondate, e circolarono interpretazioni pseudoesoteriche e pseudomoralistiche mediante le quali molti di coloro che avevano qualcosa contro di lui – talvolta anche per ottime ragioni – trovarono un’ulteriore giustificazione alla propria avversione e molti di coloro che l’avevano sempre seguito, considerandolo quasi un "guru", trovarono una buona scusa per disimpegnarsi umanamente non appena Giancarlo fu ridotto in condizioni dal loro punto di vista di scarsa utilità "esoterica".

In realtà è rimasto un dubbio senza risposta per me se, dopo l’ictus, Giancarlo sia o no riuscito a compiere un importante ulteriore cammino interiore. Il suo corpo era indubbiamente fuori uso, e questo stato di fatto si rifletteva anche a livello neurologico, nonché in alcuni suoi progetti di dubbia validità. Ciononostante, mi parve talvolta di captare in lui, pur nello squilibrio, una dimensione di rara intensità, che mai non capii se fosse un’eco del passato o una nuova scoperta.

Ad ogni modo, pur gravemente malato, scrisse delle dense indicazioni sul lavoro interiore, che furono trascritte in forma comprensibile da Lorenzo V. e da Marilena S., la quale fu una delle persone che lo assistettero fino all’ultimo.

   

[17.VI.1997] [8.XI.1996 e 27.XI.1998] [27.XI.1998]

      

      

Se vuoi, invia un commento a:

scrivi@superzeko.net

vai a: Giancarlo Frassinelli - Ultime istruzioni
vai a: Dario Chioli - Poesìe an lenga piemontèisa
vai a: Dario Chioli - Sacrifica quello che eri

ritorno alla pagina iniziale